Il rumore del piombo torna a scuotere la vita di Pino Masciari. Tre colpi di pistola sono stati esplosi a brevissima distanza dall’abitazione torinese dove l’imprenditore, originario di Serra San Bruno, vive sotto protezione insieme alla sua famiglia. I proiettili hanno centrato alcuni cartelli stradali, lasciando fori che pesano come un avvertimento diretto a uno dei testimoni di giustizia più rilevanti della storia recente italiana. L’episodio non è avvenuto in un luogo qualunque, ma a Torino, la città che tra meno di tre settimane ospiterà la trentunesima Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.
Dalla Calabria al Nord
Masciari, nato a Catanzaro ma cresciuto professionalmente a Serra San Bruno, nel Vibonese, ha segnato la storia dell’antimafia calabrese con denunce che hanno sventato i piani di dominio dei clan sulle opere pubbliche e sull’imprenditoria locale negli anni Novanta. Da allora, la sua vita è un percorso blindato, lontano dalle sue Serre, per sfuggire a una vendetta che la criminalità organizzata non sembra intenzionata a dimenticare.
Il nodo della sicurezza
Sebbene non ci sia ancora la certezza investigativa che il bersaglio intenzionale fosse la famiglia Masciari, l’episodio riapre il dossier sulla sicurezza dei testimoni. “Ci chiediamo ancora una volta se siano adeguate le misure di tutela che lo Stato ha deciso di adottare per Pino”, è il grido che si leva dal mondo dell’associazionismo e della società civile. Il dubbio è se lo Stato stia garantendo una protezione proporzionata al “servizio straordinario” reso da Masciari alla Repubblica. Le indagini sono in corso per identificare gli autori degli spari, mentre la tensione attorno alla figura del testimone calabrese resta altissima, confermando che la battaglia per la legalità non concede tregua nemmeno a migliaia di chilometri dalle roccaforti della ‘ndrangheta. (foto pinomasciari.it)


