Staffetta della Legalità, Gaglianese: chi denuncia e investe non può essere lasciato solo

Dal caso Cadi Srl ai 683 giorni di attesa per l’adeguamento della concessione: il presidente della Tazzina della Legalità chiede una risposta concreta della società civile e rilancia da Vibo la "Ridestanza"

La tappa vibonese della Staffetta della Legalità lascia a Sergio Gaglianese la soddisfazione per una presenza istituzionale significativa, ma anche una domanda che considera impossibile eludere: dove era la società civile? Il presidente dell’associazione La Tazzina della Legalità riconosce il valore della partecipazione di numerosi sindaci del territorio, del presidente della Commissione regionale contro la ’ndrangheta Marco Polimeni, della consigliera regionale Elisabetta Barbuto, dell’assistente parlamentare della vicepresidente del Senato e del presidente della Provincia Corrado L’Andolina, che ha accolto e ospitato l’iniziativa.

Gaglianese ringrazia chi ha partecipato, sottolineando in particolare il ruolo dei sindaci, “i rappresentanti più vicini alle comunità”, chiamati ogni giorno a confrontarsi con fragilità, emergenze e difficoltà dei territori. Ma proprio accanto a questo dato positivo individua quello che considera il problema più rilevante della giornata: la partecipazione insufficiente della società civile vibonese.

La domanda al mondo delle imprese

Secondo Gaglianese, sono mancate associazioni, realtà rappresentative del territorio e una parte significativa delle istituzioni. Una riflessione particolare riguarda il mondo imprenditoriale e le sue rappresentanze. La domanda è diretta: dove era quel mondo quando l’imprenditore Francesco Cascasi, dopo avere denunciato i propri estorsori, ha dovuto attendere e tribolare per 23 anni per ottenere una licenza? E dove è oggi, mentre lo stesso imprenditore continua ad attendere l’adeguamento della concessione necessario per portare avanti un investimento strategico per Vibo Marina? Tutti interrogativi che Gaglianese ha scandito in maniera piuttosto forte durante il suo intervento. 

Il presidente della Tazzina della Legalità richiama una vicenda amministrativa precisa. Il 12 novembre 2024 la CADI Srl ha presentato all’Autorità di Sistema Portuale dei Mari Tirreno Meridionale e Ionio un’istanza per l’adeguamento della concessione. Secondo i dati riportati da Gaglianese, sono trascorsi 683 giorni senza che la conferenza dei servizi risulti conclusa, a fronte di un termine procedimentale di 90 giorni, prorogabile di ulteriori 45.

Ventisette milioni di investimento

La posta in gioco, sottolinea Gaglianese, non è soltanto quella di un procedimento amministrativo. L’investimento complessivo previsto è di circa 27 milioni di euro per la realizzazione a Vibo Marina di un sistema integrato di attività turistiche, ricettive e nautiche. Di questi, circa 7,5 milioni sarebbero già stati sostenuti. Da qui la domanda che il presidente della Tazzina della Legalità rivolge alle istituzioni, alle rappresentanze economiche e alla comunità: che cosa si sta facendo concretamente per sostenere un imprenditore che ha denunciato, ha investito e continua a credere nel proprio territorio?

Per Gaglianese la risposta non può esaurirsi nella solidarietà successiva a un attentato, a un incendio, a una minaccia o alla denuncia di un imprenditore. “La legalità si misura soprattutto prima e durante le difficoltà, non soltanto dopo”, è il senso della sua riflessione. La questione, quindi, diventa anche politica e amministrativa: quali iniziative concrete vengono messe in campo per evitare che chi denuncia e investe venga lasciato solo per anni?

A Vibo nessun parlamentare

Nel bilancio della giornata Gaglianese inserisce poi un’altra assenza: quella dei parlamentari della Repubblica. “A Vibo non era presente nessun parlamentare. Nessuno”, sottolinea. Il presidente della Tazzina precisa di comprendere gli impegni istituzionali che possono impedire la partecipazione e di non voler entrare nel merito delle singole assenze. Ma evidenzia quella che considera una contraddizione: la politica nazionale è spesso presente nelle occasioni commemorative, mentre appare più difficile incontrarla nei momenti di confronto diretto con cittadini, imprenditori, testimoni di giustizia e associazioni impegnate sul territorio.

“Noi non abbiamo organizzato una commemorazione”, rimarca Gaglianese. “Abbiamo organizzato un momento di confronto, di responsabilità e di partecipazione”. Ma nemmeno l’assenza dei parlamentari, precisa, è quella che lo amareggia maggiormente.

Il nodo è la società civile

La vera preoccupazione riguarda la cittadinanza. Per Gaglianese nessuna istituzione, associazione o forza dell’ordine può liberare definitivamente un territorio se quel territorio non decide di liberarsi anche da solo dalle proprie paure e dalle proprie convenienze. È qui che entra nel ragionamento della Tazzina della Legalità la parola chiave della giornata: “Ridestanza”. Ridestarsi, spiega Gaglianese, significa smettere di essere spettatori, riappropriarsi della propria dignità, del coraggio e della capacità di reagire. Significa anche comprendere che la legalità non può essere delegata esclusivamente alle forze dell’ordine, alla magistratura o alla politica.

La legalità è una responsabilità collettiva

Da questa premessa nasce l’appello rivolto a Vibo: una società civile capace di uscire dal silenzio, associazioni che non si limitino alla testimonianza, imprenditori capaci di fare rete e cittadini consapevoli che la libertà dall’influenza della ’ndrangheta non può essere conquistata da qualcun altro al posto loro.

Da Vibo deve partire la Ridestanza

Per Gaglianese, dunque, la Staffetta non deve concludersi con la soddisfazione per avere portato a Vibo un’iniziativa sulla legalità. Deve rappresentare un punto di ripartenza. “Da Vibo ripartiremo con la matrice della Ridestanza”, afferma, indicando cinque parole che ne definiscono il significato: “Dignità, consapevolezza, coraggio, partecipazione e responsabilità”. Una matrice che la Tazzina della Legalità intende portare negli altri territori calabresi dove esistono comunità che non vogliono rassegnarsi alla paura, al silenzio e alla sudditanza. Per Gaglianese Vibo può e deve diventare il punto di ripartenza di questo percorso. Perché denunciare la ’ndrangheta, sostiene, non è sufficiente: occorre costruire condizioni sociali, culturali ed economiche capaci di ridurne l’influenza sul territorio. La battaglia, nella sua lettura, non si combatte soltanto nei tribunali e nelle operazioni di polizia. Si combatte anche nei negozi, nelle imprese, nelle scuole, nelle associazioni, nelle professioni e nella coscienza quotidiana dei cittadini.

Non per passerelle, ma per chi denuncia

La Tazzina della Legalità, assicura il suo presidente, continuerà a esserci. Non per celebrare, per fare passerelle o per cercare applausi, ma “per gli imprenditori che denunciano, per le vittime, per i testimoni di giustizia, per chi non vuole arrendersi” e per quei cittadini che continuano a credere nella possibilità di cambiare la Calabria. La Staffetta della Legalità, quindi, non finisce a Vibo. Nella lettura di Gaglianese, da Vibo deve ripartire un percorso fondato sulla Ridestanza: non più spettatori e non più sudditi, ma cittadini chiamati a essere protagonisti del proprio futuro.

E alla fine resta una domanda che il presidente della Tazzina della Legalità rivolge a tutti: “Si vuole davvero spezzare la sudditanza alla criminalità organizzata oppure si continuerà soltanto a indignarsi quando ormai è troppo tardi?” La Tazzina della Legalità, conclude Gaglianese, “ha già scelto da che parte stare”.

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