Strage di Amendolara, Alecci (Pd): “Una ferita profonda per la Calabria. Lunedì in Consiglio regionale per dire ‘Mai più'”

Il capogruppo dem interviene sulla tragedia che ha coinvolto quattro lavoratori: "Il caporalato ha radici profonde. Non bastano le dichiarazioni di principio della maggioranza, servono scelte, risorse e controlli"

“Immagini che lasciano pietrificati. Il caporalato e lo sfruttamento del lavoro hanno radici profonde”. Ernesto Alecci, consigliere regionale e capogruppo del Partito Democratico, interviene con una nota sulla strage di Amendolara. Un evento drammatico che, secondo l’esponente dem, rappresenta “una ferita profonda per la Calabria e per l’intero Paese”.

Alecci richiama le parole della segretaria nazionale Elly Schlein, che ha definito le immagini “drammatiche e devastanti”, sottolineando come l’accaduto non possa “essere archiviato come un semplice episodio di cronaca nera, ma chiama in causa un sistema che rende invisibili migliaia di lavoratrici e lavoratori nelle nostre campagne”. Dopo aver lasciato spazio al dolore delle famiglie e alle indagini, il capogruppo del Pd chiede ora che “l’intero mondo politico – a partire da chi governa la Regione – avvii una riflessione seria e non di facciata, per prevenire che simili situazioni possano ripetersi”.

Il dramma dello sfruttamento e l’insufficienza delle norme

Il cuore dell’intervento di Alecci tocca la realtà dello sfruttamento lavorativo sul territorio: “Se Waseem, Amin, Safi e il giovanissimo Ullah hanno pagato con la vita nella maniera atroce che tutti hanno visto, nelle campagne, nei cantieri, nei luoghi di lavoro sono centinaia, migliaia, i lavoratori sfruttati e condannati a una vita non degna di un essere umano”.

Pur riconoscendo il valore della legge 199 del 2016 come punto di svolta nazionale, il consigliere evidenzia la necessità di andare oltre poiché “il mercato del lavoro è cambiato, le vie dell’immigrazione irregolare si sono trasformate e diversificate, chi sfrutta i lavoratori dispone di risorse e reti sempre più sofisticate”. Per arginare il fenomeno, Alecci indica la via del “collegamento reale tra tutti gli attori istituzionali”, auspicando un maggiore coordinamento tra Prefetture, enti locali e parti sociali. In questo scenario, “la politica ha l’onere di guidare questo passaggio verso una società del lavoro più equa e giusta, non di inseguire le emergenze a tragedia avvenuta. Anche per tutelare le tante aziende che lavorano nel rispetto della legalità”.

Il Consiglio regionale dell’8 giugno: “Un banco di prova”

La prossima seduta del Consiglio regionale, fissata per lunedì 8 giugno, viene indicata come il vero “banco di prova della credibilità della Regione di fronte a quella che tante realtà sociali e sindacali hanno definito ‘l’ennesima tragedia annunciata’”. Alecci evidenzia come esistano già strumenti normativi non adeguatamente attuati, citando la legge nazionale 199/2016 e la legge regionale n. 9 del 26 aprile 2018.

Il Gruppo del Partito Democratico chiederà che dal dibattito consiliare scaturiscano “impegni chiari e verificabili”, articolati in punti precisi: un cronoprogramma per l’attuazione integrale della legge regionale n. 9/2018; il rafforzamento del Tavolo regionale di contrasto al caporalato; un piano per i trasporti sicuri e per il superamento dei ghetti; un sistema stabile di alloggi dignitosi e di servizi di prossimità per i lavoratori agricoli.

“Alla maggioranza che governa la Regione diciamo con nettezza che non basta esprimere cordoglio né limitarsi alle dichiarazioni di principio: servivano e servono scelte, programmazione, risorse, controlli”, incalza il capogruppo dem, denunciando “ritardi inaccettabili” che negli anni avrebbero lasciato soli sindaci, associazioni e sindacati.

La mobilitazione in piazza

In concomitanza con le iniziative istituzionali, Ernesto Alecci annuncia che il Gruppo Pd parteciperà attivamente alle mobilitazioni sul territorio: “Il Gruppo Pd sarà in piazza ad Amendolara, al fianco della Cgil, e delle altre organizzazioni che manifesteranno per dire basta a un sistema che trasforma il bisogno di lavoro in vulnerabilità e in rischio di morte”.

La nota si conclude con una netta presa di posizione contro il lavoro povero, considerato non compatibile con i valori civili: “Il lavoro povero e sfruttato non può essere considerato un “costo accettabile”. Da parte nostra la scelta è chiara: nessuna ambiguità verso chi sfrutta, pieno sostegno a chi chiede legalità e diritti, a partire dalle vittime di Amendolara e da tutti i braccianti invisibili che non hanno voce”.

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