Sversa reflui industriali nel torrente e “sporca” il mare: denunciata un’imprenditrice

I Carabinieri di Sellia Marina hanno individuato la fonte dell'inquinamento dopo le segnalazioni dei bagnanti

Una macchia marrone visibile alla foce del torrente aveva insospettito i bagnanti, che nel pomeriggio dello scorso 8 agosto avevano allertato il numero unico di emergenza 112. Da quella segnalazione è partita l’indagine dei Carabinieri della Stazione di Sellia Marina, conclusa giovedì 27 agosto con la denuncia in stato di libertà alla Procura della Repubblica di Catanzaro di una donna di 48 anni, amministratrice e legale rappresentante di una società attiva nella lavorazione di inerti.

Le segnalazioni

Al centro della vicenda lo sversamento illecito di reflui industriali non trattati nel torrente Soveria Simeri, le cui acque confluiscono nel mare della costa jonica catanzarese. Ricevute le segnalazioni dei bagnanti, i militari dell’Arma erano intervenuti immediatamente, risalendo l’alveo del corso d’acqua fino a individuare l’origine dell’inquinamento: una condotta di notevoli dimensioni, situata a ridosso del perimetro dell’impianto, da cui fuoriusciva un flusso copioso di liquido denso e marrone riversato direttamente nel fiume.

Una volta entrati nello stabilimento, i Carabinieri hanno accertato che la linea di lavorazione degli inerti era pienamente operativa e che i liquidi di lavaggio, dopo essere stati convogliati in vasche di decantazione, defluivano all’esterno attraverso il tubo di scarico senza alcun trattamento di chiarificazione preventivo. Per interrompere gli effetti dannosi del reato, i militari hanno disposto l’immediata sospensione del ciclo produttivo e prelevato campioni del refluo da sottoporre ad analisi.

Nessuna conseguenza negativa per la balneazione

Le successive verifiche di laboratorio condotte da Arpacal hanno confermato il quadro emerso durante il sopralluogo, rilevando una concentrazione di solidi sospesi pari a venti volte il limite consentito dalla normativa. Le analisi non hanno tuttavia evidenziato conseguenze negative per la balneazione lungo il tratto di costa interessato. Gli accertamenti documentali hanno inoltre fatto emergere che lo stabilimento operava senza un valido titolo autorizzativo per lo scarico nei corpi idrici superficiali.

Per questi motivi, la titolare dell’impianto è stata deferita alla Procura della Repubblica di Catanzaro con le accuse di scarico illecito di acque reflue industriali, gestione di rifiuti senza autorizzazione e inquinamento ambientale.

Dal Comando Provinciale dei Carabinieri fanno sapere che l’operazione si inserisce in un’attività di controllo che proseguirà su tutto il territorio della provincia, con l’obiettivo di prevenire episodi analoghi e tutelare l’ecosistema, la salute pubblica e quella animale, con particolare attenzione alla fascia costiera, area a forte vocazione turistica per la Calabria.

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