La vertenza dei Tirocinanti di Inclusione Sociale (TIS) della Calabria arriva a un passaggio delicato dopo il confronto avviato con la Regione lo scorso 13 luglio alla presenza delle organizzazioni sindacali confederali. Nel corso dell’incontro è emersa l’ipotesi di utilizzare le risorse disponibili per procedere rapidamente a 344 assunzioni attraverso lo scorrimento degli idonei nelle graduatorie comunali già formate. Una strada che, pur apparendo amministrativamente più semplice e veloce, è fermamente contestata da NidiL CGIL Calabria e CGIL Calabria.
I sindacati, pur non chiedendo di rallentare le stabilizzazioni, pretendono “procedure giuste che non penalizzino i lavoratori rimasti fuori non per propria responsabilità”, ma perché “impiegati presso scuole, soggetti privati ed enti che non hanno attivato le procedure o non hanno proceduto alle assunzioni”. Secondo le sigle sindacali, “non si può accettare che chi non ha avuto la possibilità di sostenere una prova di idoneità sia escluso, né che un’idoneità maturata per un singolo ente e profilo decida il destino occupazionale di centinaia di persone”.
La richiesta di un avviso pubblico unico
I sindacati richiamano la legge regionale approvata con la Deliberazione del Consiglio regionale n. 71 dell’8 giugno 2026, la quale dispone il completo svuotamento del bacino residuo TIS, parlando chiaramente di una “platea, di un elenco e di una responsabilità di livello regionale e non di selezioni riservate solo a chi è già inserito in specifiche graduatorie comunali”. Per i rappresentanti dei lavoratori, “le graduatorie esistenti devono essere valorizzate e gli idonei tutelati per i posti per cui sono nate, ma una graduatoria comunale non può diventare la porta unica di accesso a tutte le opportunità regionali, creando contrapposizioni e contenziosi”.
Per questo motivo, chiesto alla Regione Calabria di “emanare un avviso regionale di ricognizione e disponibilità strutturato per profili professionali, territori provinciali, esperienze e disponibilità dei lavoratori. Questa mappatura eviterebbe di lasciare indietro i primi esclusi, gli idonei non assunti oltre i posti richiesti, chi non si è visto chiamare alla prova e chi proviene da enti non assumenti”.
A giudizio dei rappresentanti sindacali, “la medesima opportunità deve essere estesa ai lavoratori degli enti oggi in proroga e in attesa della COSFEL, soprattutto laddove il parere negativo del revisore mette a rischio la stabilizzazione. La Regione deve quindi aprire la platea a tutte le amministrazioni pubbliche, enti regionali, enti strumentali e soggetti controllati, consentendo loro di attingere a un elenco regionale trasparente”. Inoltre, i sindacati chiedono l'”immediata attivazione del ‘contenitore’ a tutela di tutti i 938 lavoratori della platea residua, molti dei quali, dopo l’uscita dagli enti utilizzatori, si trovano attualmente senza alcun sussidio economico”.
La discriminazione dei 76 lavoratori esclusi dal bonus GOL
Accanto al tema delle assunzioni, NidiL CGIL e CGIL Calabria sollecitano la “risoluzione della disparità che colpisce 76 lavoratori rimasti esclusi dalla misura del bonus una tantum da 2.000 euro”. Mentre per “altri tirocinanti inseriti nello stesso percorso di formazione GOL le risorse sono state impegnate e liquidate fin dallo scorso dicembre”, per questi 76 operatori “la formazione è stata avviata senza il contributo straordinario, concepito proprio per evitare un drastico calo del sostegno economico rispetto al precedente sussidio TIS”. Attualmente, “questi lavoratori stanno frequentando le attività formative percependo la sola indennità oraria di 3,50 euro, affrontando pesanti ripercussioni sulla vita quotidiana e familiare”.
Rifiutando le “giustificazioni legate a ostacoli di natura tecnica sollevate dagli uffici regionali a luglio”, i sindacati esigono un “atto integrativo urgente che garantisca parità di trattamento, continuità del reddito e il pieno inserimento di questo gruppo nella programmazione della platea residua”, ribadendo che “la velocità dell’amministrazione non può essere applicata a corrente alternata a danno dei lavoratori”.



