Tropea, il gruppo “Insieme per Tropea”: “La sentenza di incandidabilità certifica il fallimento politico di Giovanni Macrì”

I componenti della minoranza commentano così il provvedimento del Tribunale di Vibo Valentia: "Una pietra tombale sulle narrazioni di questi anni. La città è stata trascinata in un'altra campagna elettorale solo per tutelare una leadership personale"

La recente pronuncia del Tribunale di Vibo Valentia nei confronti dell’ex sindaco Giovanni Macrì scuote gli equilibri politici di Tropea. Sulla vicenda interviene con durezza il gruppo consiliare di opposizione “Insieme per Tropea”, definendo la sentenza come la certificazione del fallimento politico dell’ex primo cittadino e parlando di una «pietra tombale sulle narrazioni costruite in questi anni» che restituisce ai cittadini la reale dimensione dello scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose.

La sentenza del Tribunale e lo scioglimento del Comune

Secondo la minoranza, l’ex sindaco, definito ironicamente «il condottiero del principato», anziché assumersi il peso politico e morale della passata gestione amministrativa, ha scelto di ricandidarsi alla guida della città. Un atto che il gruppo consiliare bolla come «di irresponsabilità» e «sconsiderato verso una città che cercava di rialzarsi, verso una comunità che aveva bisogno di ricostruire la propria credibilità». L’opposizione rimarca come la storia millenaria di Tropea non meriti di essere continuamente trascinata nelle aule giudiziarie e sulle cronache nazionali per vicende che ne offendono il prestigio, ribadendo che «Tropea non è Giovanni Macrì» e non può coincidere con le sue ambizioni personali.

Il danno d’immagine per la città

La nota di “Insieme per Tropea” esprime forte rabbia e amarezza per il tempismo di questa vicenda giudiziaria, che rischia di compromettere l’immagine della perla del Tirreno proprio in concomitanza con l’apertura della stagione turistica. Nel momento in cui la città dovrebbe essere raccontata esclusivamente per le sue eccellenze, la sua cultura e la sua bellezza, si ritrova invece a fare i conti con gli effetti di scelte politiche passate. Per l’opposizione, la sentenza colpisce una concezione della politica fondata sull’autoreferenzialità, dove il consenso personale è stato anteposto all’interesse superiore della comunità.

L’accusa di personalismo e divisione politica

Viene inoltre contestata la scelta di trascinare Tropea dentro una nuova campagna elettorale nonostante i rischi connessi al giudizio pendente. Dal punto di vista dei numeri, la minoranza evidenzia come Macrì non rappresenti la maggioranza dei tropeani, avendo ottenuto meno voti rispetto alla somma dei due candidati alternativi. Il risultato attuale, secondo la ricostruzione della coalizione avversa, è una città profondamente divisa ed esposta a un enorme danno reputazionale a causa di chi avrebbe dovuto tutelarne il nome.

La posizione della lista “Insieme per Tropea”

La compagine guidata dal candidato a sindaco Giuseppe Rodolico prende nettamente le distanze dall’attuale compagine governativa: «Non lo riconosciamo sul piano morale, non lo riconosciamo sul piano politico, non lo riconosciamo sul piano istituzionale». Chi ha avuto un ruolo nelle vicende che hanno condotto al commissariamento dell’ente, continuano i rappresentanti di minoranza, non può proporsi come il simbolo della rinascita. La sentenza segnerebbe quindi la sconfitta definitiva di un modello politico incentrato su una sola persona, rendendo necessario voltare pagina con dignità e senso delle istituzioni per liberarsi da anni di divisioni e contenziosi.

La critica alla propaganda e la richiesta di trasparenza

In conclusione, l’opposizione lancia una provocazione sulla gestione della comunicazione pubblica da parte del sindaco, facendo riferimento alla costante attività propagandistica utilizzata nei giorni scorsi per rivendicare eventi positivi, come le visite di celebrità internazionali, le citazioni sulla Settimana Enigmistica o la Giornata Nazionale dello Sport (evento, quest’ultimo, attribuito all’impegno di cittadini e del candidato Enzo Carone). Il gruppo consiliare si chiede se la stessa tempestività e la stessa esposizione mediatica saranno riservate anche alla diffusione della sentenza del Tribunale di Vibo Valentia, o se l’amministrazione preferirà optare per il silenzio e per nuove strategie di distrazione di massa.

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