A quasi vent’anni dall’alluvione del 3 luglio 2006, la situazione del quartiere Pennello di Vibo Marina torna al centro del dibattito. A sollevare nuovamente la questione è Domenico Santoro, che in un articolato intervento denuncia quello che definisce un lungo periodo di «incuria pubblica» e chiede alle istituzioni di affrontare in maniera organica il futuro dell’area.
Al centro della riflessione c’è soprattutto la necessità di superare, secondo Santoro, la logica degli interventi occasionali per arrivare a un vero piano urbanistico di rigenerazione e messa in sicurezza.
“Un quartiere ancora in attesa di risposte”
Santoro parte dalla situazione urbanistica del Pennello, descrivendo un quartiere cresciuto in maniera disordinata e rimasto per lungo tempo alle prese con problemi di regolarizzazione e infrastrutturazione.
Una delle questioni richiamate riguarda i terreni demaniali. Secondo quanto riportato da Santoro, quasi dodici anni fa ai residenti sarebbe stato richiesto di sostenere economicamente l’acquisizione delle aree dal Demanio, con versamenti complessivi nell’ordine degli 800mila euro. Da allora, sostiene, i cittadini sarebbero ancora in attesa della conclusione del percorso relativo alla vendita dei terreni.
Una vicenda che, per Santoro, dovrebbe essere affrontata attraverso un processo trasparente e con il coinvolgimento diretto della popolazione nelle scelte sul futuro del quartiere.
“Passano le giunte e nulla è intervenuto”, è la sua critica, accompagnata dalla richiesta di riaprire concretamente il confronto.
Il nodo della sicurezza dopo l’alluvione del 2006
Inevitabile il richiamo alla tragedia del 3 luglio 2006, quando una violentissima precipitazione colpì Vibo Marina e il Pennello.
Santoro ricorda i circa 300 millimetri di pioggia caduti nell’arco di due ore e i pesanti danni provocati dall’alluvione a case, automobili e attività economiche.
A distanza di vent’anni, secondo l’autore dell’intervento, il tema della sicurezza idraulica non può considerarsi definitivamente risolto.
La pulizia periodica dei fossi, sostiene, non sarebbe sufficiente: servirebbe piuttosto un intervento strutturale capace di ridisegnare il quartiere tenendo conto del rischio idraulico e delle criticità ambientali.
Da qui la proposta di un Piano urbanistico attuativo di rigenerazione, che abbia contemporaneamente l’obiettivo di mettere in sicurezza l’area, favorire il rilancio economico e affrontare definitivamente la situazione urbanistica.
“Il Pennello può diventare una risorsa per Vibo Marina”
Nell’analisi di Santoro non ci sono, però, soltanto criticità.
Il Pennello viene indicato come un’area dalle grandi potenzialità strategiche per la sua posizione e per la presenza, nelle immediate vicinanze, del porto, della stazione ferroviaria, dei collegamenti stradali e di un’estesa area deindustrializzata.
Proprio per queste caratteristiche, secondo Santoro, il quartiere potrebbe assumere una funzione di «cerniera urbanistica» all’interno dell’intero abitato di Vibo Marina e diventare uno degli elementi centrali di un più ampio progetto di rilancio della frazione costiera.
Depositi costieri, Santoro chiede una strategia complessiva
Altro tema affrontato è quello dei depositi costieri. Santoro valuta positivamente la scelta di procedere verso il loro spostamento, ma considera insufficiente il percorso seguito finora.
A suo giudizio sarebbe necessario costruire un vero piano strategico, condiviso anche con i cittadini, capace di coinvolgere Comune, Regione e Ministeri.
Il rischio evidenziato è che, con la progressiva trasformazione del sistema della mobilità e dell’energia, gli impianti possano in futuro diventare strutture obsolete, lasciando alla collettività i costi della loro dismissione e della riqualificazione delle aree.
Una proposta in quattro fasi per rigenerare il quartiere
Santoro prova infine a delineare una possibile strategia d’intervento, indicando tre grandi questioni sulle quali concentrare la pianificazione: rischio idraulico, erosione ed esposizione costiera e situazione urbanistica degli edifici.
Per quest’ultimo aspetto propone una classificazione degli immobili tra edifici recuperabili, recuperabili attraverso specifici interventi e irrecuperabili.
Il percorso di rigenerazione dovrebbe quindi svilupparsi attraverso quattro passaggi principali: conoscere dettagliatamente il territorio anche attraverso sistemi informativi territoriali e GIS; procedere alla messa in sicurezza; regolarizzare e rigenerare il tessuto urbano; infine trasformare il Pennello in una nuova porta turistica di Vibo Marina.
Nel suo documento Santoro richiama anche l’esistenza di risorse destinate a interventi di rigenerazione e riqualificazione urbana del quartiere, indicando un finanziamento complessivo nell’ordine di 1,54 milioni di euro.
La richiesta conclusiva rivolta alle istituzioni è, dunque, quella di passare dagli interventi frammentari a una programmazione complessiva.
Per Santoro il principio dal quale partire può essere sintetizzato in una formula: “rigenerazione selettiva e messa in sicurezza preventiva”. Una strategia che, nelle sue intenzioni, dovrebbe consentire non soltanto di risolvere criticità sedimentate negli anni, ma di trasformare uno dei quartieri più problematici di Vibo Marina in una nuova opportunità di sviluppo per l’intera città.
N.B. Per consultare direttamente il documento dell’architetto Domenico Santoro è possibile visionarlo cliccando qui: Sul Pennello decenni di incuria pubblica



