Avrà suscitato ilarità ai passeggeri della nave da crociera ancorata fuori dal porto la vista di spiagge gremite di bagnanti a pochi passi da depositi petroliferi colmi di idrocarburi, come sicuramente non sarà stata molto apprezzata la soluzione di far trasbordare i passeggeri dalla nave fino a terra a mezzo di tender che hanno fatto sbarcare i facoltosi turisti su una scaletta di cemento alquanto malridotta.
La nave è rimasta ancorata fuori dal porto come se fosse in quarantena, mentre i passeggeri guadagnavano la terraferma come scampati ad un naufragio. La sconcertante vicenda del mancato attracco, per la seconda volta, della lussuosa nave ad una banchina del porto certifica quello che ormai è sotto gli occhi di tutti: il porto di Vibo Marina, lasciato privo di ogni intervento di ammodernamento e ampliamento, si trova da decenni in uno stato di fatiscenza e degrado.
Nel frattempo si moltiplicano gli strascichi polemici. In realtà lo sbarco dei passeggeri a mezzo di tender avviene per le mete turistiche inserite nel tour crocieristico che, pur essendo località di richiamo internazionale, come Capri o Portofino, sono prive di porto, ma per gli altri scali, dove esiste un porto, la nave attracca generalmente ad una delle banchine, come avvenuto regolarmente nel porto di Reggio Calabria, meta successiva a quella di Vibo Marina.
Sicurezza, infrastrutture e mancati interventi
Se la compagnia armatrice ha ritenuto che il porto di Vibo Marina non offriva adeguate garanzie di sicurezza per l’ormeggio della nave in banchina, allora bisogna chiedersi come mai gli interventi da tempo programmati dall’Autorità Portuale non sono stati ancora eseguiti, arrecando al territorio un danno non solo economico ma principalmente d’immagine.
Il secondo interrogativo riguarda il livello dell’accoglienza, praticamente livello zero. Nonostante l’arrivo della Wind Surf fosse stato annunciato con largo anticipo, nessuna iniziativa è stata messa in campo: i passeggeri arrivavano a bordo dei tender come provenienti da un naufragio e salivano in banchina attraverso una scaletta con i gradini sconnessi, in cima alla quale era stato posto un piccolo gazebo di pochi euro e, sotto il sole, i facoltosi turisti chiedevano la presenza di un taxi tra gru e serbatoi.
Un’occasione turistica persa
Un flop generalizzato che rischia di compromettere seriamente quanto di positivo potrebbe potenzialmente scaturire da una politica del turismo ben gestita. Nonostante i proclami, le visite, gli enunciati interventi milionari sull’infrastruttura, rimasti spesso sulla carta, nessuno ha mai visto battere un chiodo, neanche per sistemare quattro gradini sconnessi. Si è concentrata l’attenzione sullo spostamento dei depositi costieri, problema importante, tralasciando, però, l’esistenza di più importanti e antiche criticità mai risolte, come il consolidamento delle banchine, il dragaggio dei fondali, l’allungamento della diga foranea, la costruzione di una piccola stazione marittima. Ci si attende che quello di Vibo Marina non sia più definito “il porto delle nebbie”, alludendo all’opacità della sua gestione.
Il lato positivo: la nave può utilizzare lo scalo
Unica consolazione, provando a vedere il bicchiere mezzo pieno: la vicenda è servita a confermare che anche navi da crociera di dimensioni importanti possono utilizzare lo scalo fermandosi in rada in totale sicurezza. Vibo Marina ha salutato al crepuscolo la partenza della Wind Surf con uno dei suoi tramonti più belli e la nave ha ricambiato offrendo, a sera, lo spettacolo unico delle sue vele illuminate. Sperando in un arrivederci con la stupenda nave ormeggiata in porto. “E la nave va”, come nel celebre film di Fellini, il cui titolo è diventato anche un modo di dire comune per indicare la necessità di andare avanti nonostante tutto.




