Il danno, questa volta, non è solo d’immagine. È soprattutto economico. E pesa per circa 45mila euro sulle spalle dei cittadini. A denunciarlo senza troppi giri di parole sono i consiglieri comunali di Catanzaro Veraldi, Parisi e Donato, che parlano apertamente di “totale ignoranza della macchina amministrativa” nella gestione della tutela dei randagi a Catanzaro. Al centro della polemica, lo sgombero di un appartamento occupato da tredici gatti, trasformato – a giudicare dai tre esponenti politici – in un piccolo manuale degli errori pubblici, tutti concentrati in un’ordinanza firmata dal sindaco Nicola Fiorita.
Ordinanze creative e competenze elastiche
Secondo i consiglieri, il provvedimento avrebbe distribuito i randagi con una logica quantomeno fantasiosa: circa un terzo affidato alle volontarie delle colonie feline, il resto consegnato a una clinica veterinaria che, per conto di Catanzaro Servizi, dovrebbe occuparsi esclusivamente di gatti feriti in incidenti stradali. Una forzatura che ha lasciato Veraldi, Parisi e Donato “stupiti da cotanto pressappochismo”. Tradotto dal linguaggio istituzionale: un pasticcio in piena regola.
Dieci anni di promesse, zero strutture
Sul fondo della vicenda riemerge una questione mai risolta. Da oltre dieci anni il Comune avrebbe l’obbligo di dotarsi di una struttura dedicata alla gestione dei gatti randagi. Obbligo mai rispettato, nonostante le ripetute segnalazioni in Consiglio comunale. Un’assenza che oggi si traduce in un inadempimento contrattuale e in una spesa continua che, sottolineano i consiglieri, «costa già di per sé fior fior di quattrini ai catanzaresi». Come se non bastasse, Comune e Catanzaro Servizi si farebbero carico anche di costi che spetterebbero all’Asp.
Dubbi, conti salati e firme in arrivo
A rendere il quadro ancora più delicato è il sospetto – tutt’altro che secondario – che l’ordinanza sindacale sia stata emanata senza alcuna richiesta formale di sequestro da parte del servizio veterinario o della polizia locale. Da qui lo sfogo politico finale, che suona come un avviso ai naviganti: “Sono fatti come questi – affermano Veraldi, Parisi e Donato – che spingono a sperare nelle firme da consegnare al notaio entro il 24 febbraio per liberare Catanzaro da un manipolo di incompetenti che si atteggiano a grandi amministratori”.
Ironia della sorte: mentre i gatti cercano riparo, il Comune continua a smarrire procedure, competenze e – soprattutto – risorse pubbliche. E a pagare, come spesso accade, non sono solo i randagi. Ma l’intera città.


