Il Consiglio comunale di Vibo Valentia accende il dibattito sulla cosiddetta “rottamazione quinques”, ma a Palazzo Luigi Razza non c’è alcuna adesione immediata a una definizione agevolata dei tributi locali. C’è invece una mozione approvata dalla maggioranza progressista che impegna gli uffici a verificare se e come il Comune possa alleggerire il peso di sanzioni e interessi per i contribuenti. Un passaggio politico che, però, ha spaccato l’aula.
Da un lato il gruppo Progressisti per Vibo, che rivendica un atto di indirizzo a favore dei cittadini; dall’altro il centrodestra, con il consigliere Giuseppe Calabria (Cuore Vibonese) in prima linea nel denunciare “contraddizioni tecniche e rischi economici enormi” per un ente già impegnato a risanare i conti dopo l’adesione al patto salva-Città per evitare un secondo dissesto.
La misura nazionale e il nodo dei tributi locali
Il primo punto chiarito in aula riguarda la natura stessa della “rottamazione quinques”. Si tratta di una misura fiscale nazionale che consente di pagare la sola quota capitale dei debiti, eliminando sanzioni e interessi, ma riferita ai tributi erariali (Iva, Irpef, Irap) e ai contributi previdenziali. Per Regioni e Comuni, invece, non esiste alcun automatismo. Gli enti locali possono scegliere se aderire o meno a una definizione agevolata. E qui si apre il primo ostacolo: il Comune di Vibo Valentia ha esternalizzato accertamento e riscossione alla società privata Soget. Una condizione che complica qualsiasi percorso.
Il contratto con il concessionario
Secondo quanto emerso nel dibattito, per applicare una misura analoga servirebbe: un apposito regolamento comunale; un’interlocuzione preventiva con il concessionario privato; una relazione tecnica dettagliata degli uffici finanziari; una valutazione dell’impatto sul piano di risanamento. Non solo. La dirigente agli Affari finanziari, dottoressa Santoro, avrebbe già evidenziato – nella relazione letta in aula dall’assessore al Bilancio, Ketty De Luca – come gli spazi siano “molto ristretti” e come l’ente rischierebbe di perdere risorse importanti eliminando interessi e sanzioni su Imu, Tari e altri tributi.
Ed è qui che si inserisce la questione politica più delicata: ogni euro in meno incassato potrebbe incidere sugli equilibri di un Comune che sta ancora pagando debiti su debiti per evitare il default.
L’affondo dell’opposizione
“Noi siamo favorevoli ad aiutare i cittadini – ha sostenuto Giuseppe Calabria – ma prima bisogna sapere se è fattibile. Non si può votare il nulla”. Il consigliere di centrodestra ha definito la mozione “scritta male”, parlando di riferimenti impropri alla rottamazione nazionale e di passaggi – come la sospensione delle esecuzioni – ritenuti tecnicamente non applicabili al caso di Vibo. Da qui la richiesta di ritirare l’atto, approfondire la questione in commissione e tornare in aula con un quadro chiaro. Richiesta respinta dalla maggioranza. Il risultato? Voto contrario compatto dell’opposizione; favorevole quello dell’area progressista.
Cosa è stato davvero approvato
Un punto resta centrale: il Consiglio non ha deliberato l’adesione alla definizione agevolata. Ha approvato, invece, un indirizzo politico che impegna gli uffici a effettuare ulteriori verifiche per accertare la possibilità di alleggerire il carico tributario. Una differenza non di poco conto. Per la maggioranza si tratta di un segnale politico a favore dei contribuenti. Per l’opposizione è “fumo negli occhi”, in un momento in cui – sostengono – servirebbe prudenza assoluta per non compromettere il piano di risanamento.
Tra consenso e conti pubblici
La partita ora si sposta negli uffici. Serviranno valutazioni tecniche approfondite, confronto con il concessionario e una stima reale dell’impatto economico. Perché il nodo resta uno solo: è possibile alleggerire i debiti dei cittadini senza aprire un nuovo squilibrio nei conti di un Comune che sta ancora leccandosi le ferite dei disastri finanziari precedenti?
La risposta, più che politica, sarà contabile. E potrebbe riaprire uno scontro che, ieri, è apparso tutt’altro che chiuso.



