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Turismo, incontri tra aziende e lavoratori, un manager scrive a Occhiuto: “Al Nord si creano occasioni che in Calabria mancano”

La testimonianza di un professionista costretto a lasciare la propria terra per lavoro. Una giornata di selezione organizzata in Friuli Venezia Giulia diventa lo spunto per chiedere politiche più efficaci per occupazione e turismo

Una giornata organizzata per mettere in contatto diretto imprese turistiche e persone in cerca di lavoro. In poche ore centinaia di candidati incontrano alberghi, villaggi e aziende che cercano personale per la stagione.

È questa l’esperienza che ha spinto Gianpiero Ieracitano, manager calabrese che lavora nel settore alberghiero nel Nord Italia, a scrivere una lettera al presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto. Una riflessione personale che diventa anche un appello pubblico sulle opportunità di lavoro e sul fenomeno dell’emigrazione.

L’esperienza osservata in Friuli Venezia Giulia

Nella sua lettera Ieracitano racconta di aver assistito in questi giorni a una giornata di selezione del personale organizzata dalla Regione Friuli Venezia Giulia per il settore turistico. In un solo giorno, numerosi lavoratori hanno potuto sostenere colloqui direttamente con strutture alberghiere, resort e aziende del comparto turistico alla ricerca di personale. Un sistema semplice, che consente di far incontrare rapidamente chi cerca lavoro e chi ha bisogno di assumere.

“Guardavo quella scena con un groppo in gola”, scrive Ieracitano. “Pensavo alla Calabria e a quante persone come me hanno fatto le valigie non perché volessero andare via, ma perché non hanno trovato un motivo sufficiente per restare”.

Il potenziale del turismo calabrese

Nel suo messaggio al presidente della Regione, il manager calabrese sottolinea come iniziative di questo tipo possano aiutare concretamente il settore turistico e offrire opportunità soprattutto ai giovani. Secondo Ieracitano, esperienze simili potrebbero essere organizzate anche in Calabria, una regione che possiede un patrimonio naturale e paesaggistico straordinario ma che fatica ancora a trasformarlo in occasioni di lavoro stabili.

“La nostra terra ha una bellezza che molte regioni ci invidiano”, scrive. “Eppure continuiamo ad arrancare e ad arrivare sempre un passo indietro rispetto a chi ha creduto prima di noi nel proprio territorio”.

Un appello che nasce dall’emigrazione

La lettera si chiude con un tono di amarezza ma anche di speranza. Ieracitano non accusa, ma invita la politica regionale a fare di più per creare condizioni che permettano ai giovani di restare o, un giorno, di tornare.

“La Calabria meriterebbe di più”, conclude. “Meriterebbero di più i giovani che sono rimasti e anche quelli che, come me, sono andati via sperando, un giorno, di poter tornare”. Un desiderio che accomuna molti calabresi emigrati: poter raccontare, prima o poi, che anche la loro terra ha deciso di credere davvero nelle proprie imprese e nei propri figli.

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