La provincia di Vibo Valentia alza la voce attraverso i suoi primi cittadini, che hanno scelto di muoversi compatti sottoscrivendo un documento formale indirizzato alla prefetta, Anna Aurora Colosimo. Il messaggio è inequivocabile: è stato proclamato lo stato di mobilitazione per una rete viaria ormai definita “al collasso”.
Un territorio in ginocchio
Le abbondanti piogge degli ultimi due mesi e il cronico dissesto idrogeologico hanno inferto il colpo di grazia a un’infrastruttura già estremamente precaria. Il quadro descritto dai sindaci non riguarda solo l’asfalto deformato, ma una vera e propria emergenza sociale e civile. Ponti a rischio e arterie interrotte stanno compromettendo i diritti essenziali della popolazione: dai soccorsi medici che tardano ad arrivare, alle difficoltà quotidiane degli studenti, fino al blocco totale dell’economia locale. La situazione ha ufficialmente varcato la soglia della criticità ordinaria.
La richiesta: poteri straordinari e risorse immediate
La soluzione proposta dai territori è drastica, figlia della consapevolezza che i bilanci comunali non possono reggere l’urto della ricostruzione. I firmatari chiedono: l’istituzione di una Struttura di missione dedicata (gestione commissariale) che possa agire con poteri in deroga per snellire la burocrazia e accelerare i cantieri; stanziamenti finanziari immediati e svincolati dai lacci dei bilanci ordinari per scongiurare il definitivo isolamento dei comuni più interni.
Il fronte unito dei Comuni
L’appello non è la protesta isolata di un singolo borgo, ma un’azione corale che coinvolge quasi l’intera geografia provinciale. Sono ben 41 le amministrazioni che hanno messo nero su bianco la propria firma: Arena, Briatico, Brognaturo, Capistrano, Cessaniti, Dasà, Dinami, Drapia, Fabrizia, Filadelfia, Filandari, Filogaso, Francavilla Angitola, Francica, Gerocarne, Jonadi, Joppolo, Limbadi, Maierato, Mileto, Mongiana, Monterosso Calabro, Nicotera, Pizzo C., Pizzoni, Polia, Ricadi, Rombiolo, San Costantino Calabro, San Gregorio d’Ippona, San Nicola da Crissa, Sant’Onofrio, Serra San Bruno, Simbario, Sorianello, Soriano Calabro, Spadola, Spilinga, Vazzano, Zaccanopoli, Zungri. Ora la palla passa al Governo e alla Prefettura: il tempo dei “rammendi” sembra essere definitivamente scaduto.


