Dopo 29 anni di servizio nell’emergenza-urgenza, Francesco Andreacchi, già responsabile del 118 per l’area Catanzaro-Vibo Valentia-Reggio Calabria, lascia il servizio in una fase cruciale per la sanità calabrese: quella del passaggio del 118 sotto la regia di Azienda Zero.
Una scelta che segna la fine di un lungo percorso professionale e che arriva proprio mentre il sistema di emergenza regionale si prepara a una riorganizzazione profonda. “Mi sono dimesso dal servizio 118”, chiarisce Andreacchi, spiegando di aver deciso di chiudere in maniera netta la sua esperienza nel settore e di non voler partecipare neppure al nuovo bando per la direzione regionale del servizio.
Il passaggio ad Azienda Zero: si parte da Vibo
Il trasferimento delle funzioni del 118 dalle Asp ad Azienda Zero, in realtà, è già stato avviato. Andreacchi conferma che il processo partirà da Vibo Valentia, indicativamente a metà aprile, per poi proseguire progressivamente con Cosenza, Reggio Calabria e Crotone.
Fino a oggi il 118 è rimasto sotto la giurisdizione delle singole Asp, ma con il nuovo assetto previsto dalla Regione Calabria e con la revisione degli atti aziendali, il servizio di emergenza-urgenza rientra pienamente nella struttura centralizzata di Azienda Zero.
Per i cittadini non cambia nulla
Sul piano pratico, però, Andreacchi prova a rassicurare: per gli utenti non ci saranno cambiamenti immediati. Il cittadino continuerà a rivolgersi al 112, numero unico europeo dell’emergenza, che poi smisterà le richieste secondo competenza.
“Per l’utenza non cambia nulla”, sottolinea l’ex responsabile. Cambia invece la catena gestionale: il personale non sarà più amministrato e retribuito dalle singole Asp, ma direttamente da Azienda Zero.
I dubbi: centralizzazione e conoscenza del territorio
Se da un lato il nuovo modello punta alla centralizzazione, dall’altro Andreacchi non nasconde le sue perplessità. Il vero nodo, a suo giudizio, non è tanto organizzativo quanto operativo: la conoscenza dei territori.
Con la nuova suddivisione, le centrali operative dovranno gestire aree molto più vaste e complesse. In particolare, la sala operativa di Catanzaro si troverà a coprire anche Vibo Valentia e Reggio Calabria, territori con caratteristiche profondamente diverse.
“L’unico problema è che le sale operative di Cosenza e Catanzaro non conoscono bene i territori”, osserva Andreacchi. Un aspetto che, in un servizio delicato come l’emergenza-urgenza, può fare la differenza nei tempi e nell’efficacia degli interventi. “Siamo in una fase di rodaggio, ci vorrà tempo per andare a regime”.
Le dimissioni e la critica al nuovo bando
Le dimissioni, spiega, non sono legate soltanto al nuovo assetto. A pesare sarebbe stata anche la concomitanza con il bando per il nuovo direttore del 118 regionale, che Andreacchi definisce in sostanza “discriminante” per molti professionisti calabresi.
Secondo l’ex dirigente, il bando presenta limiti e criteri che renderebbero difficile la partecipazione di molti medici e operatori con esperienza maturata sul campo. Tanto che lui stesso ha deciso di non candidarsi: “Non parteciperò neppure. Ho voluto dare un taglio netto”.
Una riforma tutta da verificare
Sulla bontà della scelta di trasferire il 118 ad Azienda Zero, Andreacchi preferisce non sbilanciarsi troppo. “Questo è da vedere nel futuro”, dice con prudenza. La convinzione, però, è che almeno nell’immediato per i cittadini non cambierà molto, mentre per gli operatori si apre una fase di adattamento non priva di incognite.
Il rischio, in sostanza, è che una riforma pensata per razionalizzare e rendere più efficiente il sistema possa scontrarsi con le difficoltà concrete di una sanità territoriale già fragile. E in Calabria, dove l’emergenza sanitaria continua a essere uno dei fronti più delicati, il passaggio ad Azienda Zero si presenta come un banco di prova decisivo.


