La settimana che si apre si preannuncia ancora più incandescente. Eppure su Meridionale Petroli non servono più tatticismi. La scelta politica è stata già compiuta. Il Consiglio comunale di Vibo Valentia, in maniera compatta, ha indicato una direzione chiara: i depositi costieri devono essere delocalizzati. L’amministrazione comunale ha imboccato quella strada. Il territorio l’ha sostenuta. La comunità l’ha fatta propria.
A questo punto, l’Autorità portuale di Gioia Tauro non deve inventare scorciatoie, non deve rifugiarsi nei protocolli, non deve costruire zone d’ombra. Deve solo fare una cosa: predisporre il percorso e accelerare la delocalizzazione con tempi certi.
E invece accade il contrario. L’Autorità portuale continua a muoversi come se Vibo Marina fosse un’appendice marginale, un territorio da gestire dall’alto, quasi un feudo sul quale esercitare forza burocratica e potere discrezionale. È questa la sensazione sempre più netta che si respira in città. Ed è una sensazione pesante, umiliante, intollerabile.
Piacenza si assuma la responsabilità
Il presidente Paolo Piacenza, manager di riferimento della Lega, non può restare dietro il paravento degli uffici. Su questa vicenda la responsabilità è politica, amministrativa e istituzionale. E ha un nome preciso.
Se il Consiglio comunale ha scelto la delocalizzazione, se il territorio reclama la liberazione del porto da una servitù industriale che dura da settant’anni, l’Autorità portuale non può comportarsi come se quella volontà fosse un dettaglio secondario. Non può usare i protocolli come scudo, come strumento per allungare i tempi o addirittura provare a mettere in trappola amministrazione e comunità. Vibo Marina non chiede mediazioni infinite, chiede una decisione.
Il presidente Piacenza venga in Consiglio
Se davvero l’Autorità portuale intende accompagnare la delocalizzazione, lo dimostri con atti chiari, tempi certi, scelte irreversibili. Se invece si vuole conservare tutto com’è, lo si dica apertamente. Ma almeno si abbia il coraggio della verità. Il presidente Piacenza venga a Vibo Valentia e parli in Consiglio comunale perché la guida dell’Autorità portuale non è una delega che gli deriva da un’eredità di famiglia. L’Ente sul qualche lui siede da qualche mese ha il compito di operare per lo sviluppo del territorio, per il miglioramento delle comunità, la salvaguardia dell’ambiente, per la sicurezza.
Il porto va aperto allo sviluppo
Vibo Marina vuole spalancare il porto allo sviluppo. Vuole aprirlo al turismo. Questo territorio è stanco di continuare a vedere transitare le carovane di turisti e vacanzieri verso Tropea o addirittura constatare che si debbano fermare a Pizzo. Vuole giocare la sua partita da protagonista in questo campo. E questa prospettiva non può restare bloccata dal sigillo di un’Autorità portuale che continua a proteggere, direttamente o indirettamente, una servitù industriale che affossa il commercio, blocca l’economia e rende qualsiasi attività incompatibile con il futuro. Sacrifica e limita i suoi abitanti che a breve non potranno godere neanche delle proprie spiagge e di uno degli scorci più belli di Vibo Marina: via Vespucci, che rischia addirittura di essere chiusa per ragioni di sicurezza. Tutto questo è inaccettabile.
Il Ministero delle Infrastrutture e presidente Mattarella
Qui non c’è solo una concessione. C’è una scelta di modello. Da una parte il passato, dall’altra il diritto di una comunità a costruire finalmente il proprio domani. Per questo il silenzio della politica che conta è sempre più grave. E per questo si annunciano esposti e iniziative formali da indirizzare al Ministro delle Infrastrutture, al Ministro dell’Economia e delle Finanze e al Presidente della Repubblica.
È un passaggio estremo, ma è il segno di una esasperazione reale. Perché quando un territorio viene calpestato, ha il dovere di reagire. Vibo Marina non è un feudo. Non è una periferia da sacrificare e tantomeno un porto da tenere fermo a settant’anni fa. L’Autorità portuale di Gioia Tauro ascolti il territorio, rispetti il voto del Consiglio comunale e acceleri senza sotterfugi la delocalizzazione di Meridionale Petroli. Qualsiasi altra soluzione sarebbe solo un atto di forza contro Vibo, il suo sindaco, la pubblica amministrazione e tutta la politica che dovrebbe accantonare ogni divisione.
Ecco perché è necessario ritrovare subito quello spirito unitario che ha portato maggioranza e opposizione a votare insieme la delocalizzazione: se Vibo vuole vincere questa battaglia, deve tornare a parlare con una sola voce, senza divisioni, davanti all’Autorità portuale e ai livelli più alti dello Stato.


