Fu “fondamentale per la vicenda dell’omicidio la storia di una maglietta che mi diede Bastoni sotto la curva, dopo la finale del 2022 di Coppa Italia vinta dall’Inter a Roma”, perché dopo che “la presi mi fecero fuori dalla curva, perché l’avevo tenuta per me, mi avevano detto che Boiocchi ce l’aveva con me per quella maglietta”. Così, nell’aula della Corte d’Assise di Milano, l’ex capo ultrà della curva Nord interista Marco Ferdico ha iniziato a parlare del ruolo che ha avuto, stando anche alle sue ammissioni nelle indagini, come “organizzatore”, per l’accusa, dell’omicidio di quasi quattro anni fa dello storico leader dei gruppi ultrà nerazzurri Vittorio Boiocchi.
I dissidi e la “riappacificazione”
Uccisione voluta dal “mandante” Andrea Beretta, anche lui ex del direttivo della Nord, pentito e a processo con Ferdico e altri tre imputati.
Ferdico, difeso dal legale Jacopo Cappetta, nell’esame da imputato ha ricostruito i precedenti dissidi avuti con Beretta e poi la “riappacificazione” nel 2022. E ha raccontato che a settembre di quell’anno Beretta, che aveva affiancato Boiocchi nella gestione della curva interista e di tutti i business collegati, “mi dice ‘hai visto cosa è successo? Se l’è presa pure con te per la maglietta, a me mi vuole ammazzare e mi ruba i soldi, se non stiamo attenti ci stira tutti e due'”.
Beretta, ha proseguito Ferdico, 40 anni e anche arrestato nel 2024 per il maxi blitz “doppia curva”, “mi disse ancora ‘voglio gente vicino, sono stufo di questo criminale'”. Ferdico, però, ha voluto escludere responsabilità del padre Gianfranco, anche lui in carcere e imputato come “organizzatore” dell’uccisione assieme al figlio. “Mio padre non ne voleva sapere di questa cosa, gli disse a Beretta ‘è una cosa grossa, riflettiamoci, andiamoci piano'”. Beretta parlando dell’omicidio Boiocchi diceva “lo parcheggiamo”, stando alla versione di Ferdico, e aveva messo a disposizione 50mila euro per ucciderlo. (Ansa)



