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Morte di Amadeo Matacena jr, svolta sull’autopsia: escluso il veleno

Maxi perizia della Procura di Reggio Calabria chiarisce le cause del decesso dell’armatore

Un quadro infettivo infiammatorio sistemico all’origine della morte. È questo il punto fermo che emerge dalla corposa relazione di 367 pagine depositata dai consulenti della Procura di Reggio Calabria sul decesso dell’armatore ed ex parlamentare Amedeo Matacena jr, avvenuto nel 2022 a Dubai, a pochi mesi di distanza dalla morte della madre Raffaella De Carolis.

Dopo mesi di accertamenti, i periti indicano come causa finale “l’arresto cardio-respiratorio acuto”, in un contesto clinico complesso che sembra chiudere definitivamente i dubbi iniziali sul caso, definito fin da subito un giallo internazionale tra Italia ed Emirati Arabi. Come riporta la Gazzetta del Sud stamane in edicola, in un articolo a firma di Nuccio Anselmo, la nuova consulenza rappresenta una tappa decisiva dell’inchiesta, soprattutto per quanto riguarda l’identità del corpo riesumato e la natura delle cause del decesso.

Nessuna traccia di veleno

Uno dei passaggi più rilevanti riguarda l’assenza di sostanze tossiche. Nel lungo documento, infatti, non viene mai indicata la presenza di veleno nel corpo dell’armatore, elemento che nei mesi scorsi aveva alimentato sospetti e interrogativi. La relazione, firmata dal medico legale Aniello Maiese, dal chimico Alberto Salomone e dalla tossicologa Maria Chiara David, chiarisce anche i dubbi iniziali sull’identità del corpo, fugando definitivamente ogni incertezza.

Il quadro clinico

Secondo i consulenti, la morte sarebbe “verosimilmente insorta nel contesto di un quadro infettivo-infiammatorio sistemico, presumibilmente a origine renale”, aggravato da uno stato di ipercoagulabilità con microtrombosi multiorgano. Una condizione resa ancora più critica dalla cardiomiopatia dilatativa già diagnosticata, che avrebbe contribuito al progressivo deterioramento dell’organismo fino all’evento finale.

Una nuova fase giudiziaria

La maxi perizia segna dunque un passaggio chiave nell’inchiesta, ridimensionando le ipotesi più controverse e riportando l’attenzione su un quadro clinico complesso ma naturale. Resta ora da capire quali saranno le prossime mosse della Procura, in una vicenda che continua a intrecciare elementi giudiziari e scenari internazionali.

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