Il territorio non è più disposto ad aspettare. Vuole imboccare con decisione la strada del turismo, dello sviluppo e della difesa dell’ambiente. E invece si ritrova, ancora una volta, intrappolato nella vicenda Meridionale Petroli; un nodo che non si scioglie e che continua a pesare come un macigno sul futuro del litorale vibonese. Qui non si tratta più di una semplice concessione demaniale. Qui si sta decidendo che cosa sarà questo territorio nei prossimi decenni. Sullo sfondo si staglia una percezione sempre più netta: un’amministrazione e un sindaco che, almeno finora, non appaiono nelle condizioni di imprimere l’inversione di rotta richiesta dal Consiglio comunale di Vibo Valentia. La guida appare incerta proprio mentre il tempo delle decisioni si consuma nel silenzio più assordante giorno per giorno.
Direttive disattese
L’assemblea di Palazzo Luigi Razza aveva tracciato una linea chiara: delocalizzare Meridionale Petroli nell’aria di Portosalvo in nome della sicurezza, dello sviluppo turistico e della salvaguardia dell’ambiente. Eppure, a quella linea non è seguita un’azione altrettanto chiara e forte. Si è entrati in un labirinto fatto di tavoli tecnici, protocolli sventolati come soluzioni e mai realmente spiegati; atti evocati ma non resi fino in fondo comprensibili. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: più carte circolano, meno si capisce cosa stia realmente accadendo. Protocolli che dovrebbero chiarire ma che invece, per le forze politiche di opposizione e per la maggioranza dei cittadini vibonesi, diventano giganti di sabbia, pronti a sbriciolarsi al primo vero confronto pubblico.
Autorità Portuale, il nodo dell’affidabilità
La vera partita si gioca all’interno dell’Autorità Portuale. È lì che si decide se andare avanti verso una concessione di lungo periodo o aprire a scenari diversi. La decisione sembra delinearsi: un rinnovo per step. Ma è proprio qui che emergono le questioni più pesanti. Al primo posto l’affidabilità del concessionario che non è certo un dettaglio. A tal proposito le domande diventano inevitabili: come si valuta un soggetto industriale che ha alle spalle vicende complesse sotto il profilo ambientale? Quale peso hanno avuto le contestazioni, i sequestri, le criticità emerse negli anni? E soprattutto: su quali basi si costruisce la fiducia amministrativa? Perché le aree da bonificare in Calabria (soprattutto nell’area centrale) non sono un problema nascosto. Sono lì, visibili: Gioia Tauro; Vibo Marina (ex Basalti e Bitumi) e Crotone. Tutte realtà riconducibili allo stesso universo operativo. Se la fiducia si fonda su questo quadro, allora è legittimo chiedersi cosa significhi davvero “affidabilità” per l’Autorità Portuale di Gioia Tauro e per il suo comitato di gestione.
Troppi “cartellini gialli” ignorati
Sul fronte sicurezza e ambiente, la storia parla chiaro. Negli anni gli atti notificati non sono mancati. Prescrizioni, richiami, adeguamenti richiesti. Per usare una metafora semplice: i “cartellini gialli” sono stati numerosi. E nel calcio, al secondo giallo scatta il rosso. Qui, invece, i gialli sembrano non pesare. Restano lì, come se facessero parte di una normale dialettica amministrativa, “souvenir” da esporre, “medaglie al petto”. Come se non incidessero su una valutazione complessiva che dovrebbe essere, per sua natura, rigorosa. E allora la domanda torna ancora più forte: quale livello di sicurezza e affidabilità si sta realmente certificando?
Delocalizzazione dimenticata e turismo sacrificato
La delocalizzazione è rimasta sullo sfondo. Mai realmente chiusa, mai realmente affrontata fino in fondo. Eppure è lì che si gioca la partita vera. Perché la convivenza tra industria pesante e sviluppo turistico continua a essere percepita come un limite strutturale. E mentre si discute, il tempo passa. Anzi, il tempo lavora in una direzione precisa: il silenzio e le lungaggini diventano ossigeno per chi, da oltre settant’anni, è radicato nel cuore del porto di Vibo Marina. Così, passo dopo passo, si rischia di arrivare a una nuova concessione di lungo periodo. E a quel punto: gli investimenti turistici si fermeranno; l’attrattività del territorio si ridurrà; il modello industriale diventerà di fatto irreversibile. Altro che svolta.
Amministrazione debole di fronte a un colosso
In questo quadro, la politica locale appare schiacciata. L’amministrazione comunale e il sindaco Romeo, giorno dopo giorno, danno l’impressione di non riuscire a reggere il confronto con un soggetto industriale che continua a muoversi con forza e determinazione. Un colosso che si comporta come se il territorio gli appartenga. I vibonesi, gli amministratori, i consiglieri comunali, invece, ritenuti birilli da muovere a proprio piacimento. Il tutto sotto lo sguardo – e secondo molti con la copertura – dell’Autorità Portuale. Pochi hanno compreso, forse, che il caso Meridionale Petroli non può essere affrontato come una pratica qualsiasi. Questa è una questione straordinaria. Di quelle che segnano un’amministrazione per sempre: o la consacrano, o la travolgono. E oggi la sensazione è che il precipizio sia sempre più vicino.
Decide il mercato, non la propaganda
C’è poi un altro nodo che va smontato con chiarezza: quello della presunta strategicità del sito. Si ripete che l’impianto sarebbe indispensabile per la Calabria. Ma i numeri raccontano altro. Su ricerche aperte la stessa Meridionale Petroli, nei dati dichiarati, si colloca attorno a una quota che oscilla intorno al 20% del mercato regionale. Non il 50, non il 60. Circa un quinto. E allora la verità è molto più semplice: il mercato dei carburanti non è vincolato a un singolo impianto. Funziona su logiche di prezzo, di competitività, di convenienza. Se il prezzo è competitivo, il prodotto si compra lì. Se non lo è, arriva da Taranto, dalla Sicilia, dalla Basilicata o dalla Campania. Tutto il resto è narrazione. Perché in questo settore non decide la geografia, decide il prezzo. E allora parlare di “strategicità” come se fosse una condizione assoluta rischia di diventare solo un argomento utile a consolidare posizioni, non a spiegare la realtà.
Servono atti, verità e responsabilità
Il tempo delle parole e delle attese è finito. Non bastano più dichiarazioni generiche, né protocolli evocati senza essere spiegati. Non bastano i richiami al Ministero delle Infrastrutture o alla Regione se poi non si mettono sul tavolo atti concreti. La delocalizzazione riguarda principalmente Meridionale Petroli. Il sindaco Romeo deve trovare la forza di mettere un timbro definitivo: quali sono gli atti in campo; quali accordi esistono davvero; quale posizione sta portando avanti il Comune. Ogni passaggio non chiarito oggi rischia di trasformarsi domani in una concessione per altri 20 anni. Una concessione che il territorio potrebbe pagare per una generazione intera. Si corre il rischio che si continui a discutere mentre qualcuno stia già decidendo il futuro di Vibo.


