Un’altra frenata, l’ennesima, sulle ambizioni di portare a compimento l’Alta velocità ferroviaria Salerno-Reggio Calabria. Il nuovo segnale negativo arriva direttamente dal Documento di finanza pubblica approvato dal Consiglio dei ministri nei giorni scorsi, che certifica una verità difficile da aggirare: le risorse attualmente disponibili non bastano per completare l’opera.
La fotografia scattata dal governo è chiara e, per certi versi, impietosa. A fronte di un progetto strategico, indicato più volte come pilastro per il rilancio infrastrutturale del Sud, risultano disponibili soltanto 12,1 miliardi di euro, includendo anche i 9,4 miliardi del Piano complementare. All’appello mancano oltre 18,2 miliardi, una cifra che pesa come un macigno sulle prospettive di realizzazione. A sottolineare il quadro critico è anche la Gazzetta del Sud, in un articolo a firma di Antonio Ricchio, che evidenzia come la distanza tra programmazione e coperture finanziarie continui a rappresentare il vero nodo irrisolto dell’intera operazione.
Cantieri a metà e tratte incomplete
Le conseguenze di questo gap finanziario sono concrete. Con le risorse attuali, infatti, non si riuscirebbe neppure a raggiungere Praia a Mare: manca circa un miliardo per completare il lotto Buonabitacolo-Praia. Ancora più ampio il divario per i tratti successivi: circa 5 miliardi per la Praia-Paola e oltre 12,5 miliardi per arrivare fino a Reggio Calabria. In questo scenario, l’unico intervento con una prospettiva relativamente definita resta il raddoppio della galleria Santomarco, tra Cosenza e Paola, con annessa la nuova stazione di Montalto Uffugo, che Rfi punta a completare entro il 2032.
Tra promesse e propaganda
Il punto politico è inevitabile: si tratta di un’opera realmente sostenuta o di un progetto utilizzato più sul piano comunicativo che su quello operativo? L’Alta velocità, spesso accostata al Ponte sullo Stretto come simbolo di sviluppo per la Calabria, continua a essere evocata nei programmi e negli annunci, ma fatica a trovare copertura concreta. Il rischio è che la narrazione prevalga sulla pianificazione, alimentando aspettative che, allo stato attuale, non trovano riscontro nei numeri ufficiali. Una distanza che, col passare del tempo, rischia di minare la credibilità delle istituzioni.
Chi deve rispondere
Di fronte a questi dati, diventa inevitabile chiedersi chi debba assumersi la responsabilità di una programmazione che, almeno finora, appare incompleta. Il governo certifica una situazione già nota, senza però indicare soluzioni immediate per colmare il divario finanziario. E allora la domanda resta aperta: siamo di fronte a una strategia infrastrutturale ancora in costruzione o a un grande racconto politico che non riesce a tradursi in realtà? Perché, al netto degli annunci, i numeri parlano chiaro. E qualcuno, prima o poi, dovrà davvero andare dietro la lavagna.


