Dispersione scolastica, la Calabria cambia passo e restituisce dignità alla scuola

Giovanni Policaro legge i dati sul calo dell’abbandono scolastico come il segnale di una trasformazione culturale profonda e non di un semplice successo statistico
scuola

C’è un passaggio, nella riflessione di Giovanni Policaro che più di altri fotografa il senso del cambiamento in atto nella scuola calabrese: il superamento del “lessico stanco dell’emergenza”, sostituito da “una costruzione consapevole” fondata su equità, inclusione e stabilità. È da qui che prende forma la sua lettura dell’intervista rilasciata dal direttore generale dell’Ustr Calabria, Loredana Giannicola, a Italia Oggi.

Le cifre della dispersione

Policaro, dirigente scolastico ed ex segretario generale regionale della Cisl Scuola Calabria, invita a guardare oltre i numeri, pur riconoscendo il valore di un dato che definisce “importante, persino impressionante nella sua nettezza statistica”: il passaggio della dispersione scolastica dal 19% al 9,7%. Ma il cuore della sua analisi è altrove. “Dietro quelle cifre vi sono ragazzi concreti, paesi interni, famiglie fragili, solitudini educative che non entrano nei grafici e tuttavia decidono spesso il destino di una comunità”. Una frase che restituisce alla questione scolastica la sua dimensione umana e sociale, sottraendola alla freddezza delle percentuali.

Al centro la persona

Per Policaro, il merito principale dell’impostazione illustrata dalla Giannicola sta proprio nell’aver rimesso al centro la persona. La scuola che emerge da questa esperienza è “capace di riconoscere la singolarità degli studenti, di sottrarli all’anonimato delle percentuali e di restituire valore alle relazioni educative”. Relazioni che, osserva, restano “il vero cuore dell’esperienza scolastica”, nonostante “le mode pedagogiche e i burocratici furori del nostro tempo”. Nel ragionamento di Policaro trova spazio anche una valutazione positiva di Agenda Sud, vista non soltanto come occasione di finanziamento ma come strumento capace di “riattivare territori, laboratori, percorsi espressivi, energie talvolta sopite”. Un elemento che assume un peso ancora maggiore per il fatto di aver coinvolto anche le aree interne della Calabria, storicamente più esposte all’isolamento educativo e sociale.

L’identità della calabria

Emerge poi un tema che va oltre la scuola e investe direttamente l’identità della Calabria. Secondo Policaro, uno degli aspetti più importanti di questo percorso è il tentativo di restituire alla regione “un’immagine meno convenzionale e più veritiera”. Non soltanto una terra raccontata attraverso criticità e ritardi, ma anche un luogo fatto di “resilienza, capacità innovativa, intelligenze operose”. Una considerazione che assume un valore culturale preciso, perché “le comunità finiscono col vivere anche dentro le rappresentazioni che vengono fatte di esse”. Da qui la convinzione che l’esperienza calabrese possa diventare un modello osservabile anche altrove. Policaro parla infatti di “un modello credibile di miglioramento”, costruito sulla “responsabilità diffusa, sull’attenzione alla persona e sul rapporto necessario tra scuola e territorio”.

Il valore civile della scuola

Un’esperienza che, aggiunge, potrebbe offrire indicazioni utili anche a realtà “più ricche di mezzi ma non sempre altrettanto consapevoli del valore civile della scuola”.
Infine, il riconoscimento esplicito al lavoro della direttrice dell’Usr Calabria. Policaro ne sottolinea “lungimiranza e misura”, qualità che definisce rare proprio perché richiedono “equilibrio, misura e pazienza quotidiana”. Virtù silenziose, ma decisive, soprattutto nel mondo della scuola.

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