Carenza di personale, l’allarme colpisce anche Vibo: mancano lavoratori qualificati e un candidato su tre diserta i colloqui

Il fenomeno del "mismatch" frena lo sviluppo economico del Vibonese e dell'intera regione. Confartigianato e Unindustria si mobilitano: serve un patto tra scuole e sistema produttivo per formare i giovani e salvare le piccole imprese
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Anche il tessuto produttivo di Vibo Valentia e del resto della regione si trova stretto nella morsa di un pesante paradosso economico e sociale. Nonostante la disoccupazione rimanga una piaga aperta per il territorio, le piccole e medie imprese locali affrontano una cronica e allarmante difficoltà nel reperire personale qualificato. A fotografare questa realtà sono gli ultimi dati della Cgia di Mestre, i quali rivelano un dettaglio emblematico: quasi un candidato su tre decide di non presentarsi ai colloqui di selezione, lasciando vuote migliaia di posizioni strategiche.

La mappa della crisi: i numeri in Calabria

Il fenomeno del disallineamento tra domanda e offerta di lavoro (il cosiddetto mismatch) sfiora in Calabria la soglia del 30%, traducendosi in circa 44 mila posti di lavoro che le aziende non riescono a coprire.

All’interno della mappa regionale, sebbene la situazione più critica si registri nella provincia di Crotone (al 64° posto nazionale con oltre 4 mila posti vacanti su 13 mila ingressi previsti), il problema emerge come un male comune che affligge l’intero comparto produttivo calabrese. Con lievi variazioni percentuali, la carenza di figure professionali colpisce in modo pesante e diffuso tutte le altre province: Vibo Valentia, Cosenza, Catanzaro e Reggio Calabria.

Le cause del cortocircuito: cosa è cambiato per i lavoratori

Alla base di questo blocco della crescita per le imprese vi è un profondo mutamento nei valori e nelle priorità dei potenziali lavoratori, in particolare tra le nuove generazioni. La retribuzione non è più l’unico metro di giudizio: oggi chi cerca lavoro pretende flessibilità, opportunità di carriera e un migliore equilibrio tra vita privata e turni lavorativi.

Dall’altro lato, le offerte delle aziende si scontrano spesso con salari non adeguati e orari rigidi, scarse prospettive di crescita professionale, un inesorabile declino demografico che riduce il numero di giovani sul mercato e un forte divario tra le competenze fornite dal sistema scolastico e quelle tecniche richieste dalle imprese.

La reazione del mondo datoriale: le proposte

Di fronte a questa emergenza, il mondo associativo ha preso una posizione netta per invertire la rotta. Durante un recente Career Day a Catanzaro, Unindustria Calabria ha sottolineato l’urgenza di analizzare il fenomeno, proponendo un’alleanza strutturale che coinvolga la Regione, gli uffici scolastici, le università e le camere di commercio per avviare percorsi formativi mirati e stage di qualità.

Sulla stessa linea d’onda si colloca il grido d’allarme di Confartigianato Calabria, preoccupata per la sopravvivenza stessa delle micro e piccole imprese a causa della mancanza di manodopera. Secondo l’associazione artigiana, per frenare la crisi non si può più aspettare: servono politiche attive del lavoro immediate, il potenziamento della formazione professionale e un canale di comunicazione diretto e reale tra le scuole e il mondo aziendale.

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