Occhiuto blinda il centrodestra: “No a Vannacci, sarebbe una mutazione genetica”

In un'intervista al quotidiano "la Repubblica", il governatore calabrese e vicesegretario di Forza Italia analizza il post-amministrative, fissa i paletti della coalizione e avverte sulle riforme: "Le preferenze non siano un totem, si parli di più di economia"
Occhiuto

Un centrodestra a trazione moderata, capace di attrarre l’elettorato liberale e riformista, e rigorosamente impermeabile agli estremismi di destra. È questa la linea tracciata da Roberto Occhiuto, governatore della Calabria e vicesegretario nazionale di Forza Italia, in un’intervista rilasciata al quotidiano “la Repubblica”.

Il bilancio del voto e la missione degli azzurri

Ancora forte dei positivi risultati ottenuti da Forza Italia alle ultime elezioni amministrative nei comuni della sua regione – citando in particolare i successi a Reggio Calabria con Francesco Cannizzaro e lo straordinario 62% incassato al primo turno a Crotone – Occhiuto respinge la lettura del voto locale come un test per il governo Meloni. Tuttavia, riconosce che l’esito delle urne ha agito da “balsamo” per una coalizione che mostrava segni di depressione, infondendo nuovo ottimismo in vista delle prossime elezioni Politiche.

Nello scenario della futura campagna elettorale, che immagina polarizzata tra Giorgia Meloni ed Elly Schlein, Occhiuto assegna a Forza Italia un compito preciso: intercettare quei liberali e riformisti che non si riconoscono nell’egemonia degli estremi evidente all’interno del “campo largo” di centrosinistra. “Il posto di FI è quello che ha scelto il fondatore del centrodestra, Berlusconi”, ribadisce il governatore, evocando la necessità di attualizzare la missione originaria del partito puntando su ideali garantisti e liberali.

Il “fattore Vannacci”

Il punto più caldo dell’intervista riguarda però il posizionamento geopolitico della coalizione. Alla domanda su un eventuale ingresso del generale Roberto Vannacci (attuale leader di Futuro nazionale eletto all’Europarlamento con la Lega) nella coalizione di centrodestra, il governatore calabrese esprime un fermo rifiuto. Pur rimettendo la decisione finale ai leader Meloni, Salvini e Tajani, Occhiuto avverte che l’ingresso di Vannacci comporterebbe una “mutazione genetica” per l’alleanza. Secondo il vicesegretario azzurro, le idee del generale non hanno trovato cittadinanza nemmeno nella Lega e la sua presenza costringerebbe la coalizione a una logorante campagna elettorale difensiva, trascorsa a rincorrere le dichiarazioni quotidiane del militare. Per Occhiuto, lo spazio di Vannacci resta confinato nell’alveo dei populisti.

Lo sguardo sul futuro

Sul fronte delle riforme istituzionali, Occhiuto si dichiara favorevole a una legge elettorale che garantisca stabilità e certezza del governo per cinque anni, ma non nasconde la sua preoccupazione per un dibattito politico eccessivamente concentrato sulle formule elettorali a discapito dell’economia. Un freno viene posto anche sul tema delle preferenze, caldeggiate da Fratelli d’Italia: “Non devono essere un totem”, spiega, sottolineando come spesso nei consigli regionali non garantiscano una reale innovazione e rischino di tagliare fuori dal Parlamento figure tecniche di rilievo, come bravi economisti o costituzionalisti.

Infine, uno sguardo agli assetti interni e alla leadership. Esclusa una sua candidatura al prossimo congresso del partito – preferendo mantenere il ruolo di stimolo dall’interno, come già fatto su battaglie contro riforme “scritte sotto dettatura delle corporazioni” – Occhiuto blinda la leadership transitoria di Antonio Tajani, a cui riconosce il grande merito di aver tenuto in vita il movimento dopo la scomparsa di Silvio Berlusconi. Spazio anche per una riflessione su Marina Berlusconi, definita uno stimolo importante per modernizzare il partito, pur escludendo, con rammarico, un suo impegno diretto in politica: “Sono sicuro che non scenderà in campo. Un peccato”.

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