Sanità, il passaggio ad Azienda Zero si inceppa: otto operatori del 118 fanno marcia indietro e restano all’Asp

Retromarcia dopo l’assenso iniziale: tra medici, infermieri e autisti dell'emergenza-urgenza si diffonde il malumore per la transizione dei servizi alla sanità centralizzata regionale
incidente nicotera

Il trasferimento della funzione Emergenza-Urgenza dall’Asp di Vibo Valentia ad Azienda Zero registra i primi segnali di difficoltà. A certificarlo è una nuova delibera adottata dal direttore generale di Azienda Zero, Gandolfo Miserendino, che rettifica il precedente provvedimento sul passaggio del personale del 118 e fotografa una situazione tutt’altro che lineare.

Dopo aver inizialmente espresso il proprio assenso al trasferimento, otto operatori hanno infatti deciso di fare marcia indietro, comunicando formalmente il ripensamento e rinunciando all’immissione nei ruoli della nuova struttura regionale che dovrà governare il sistema dell’emergenza sanitaria calabrese.

Il personale che cambia rotta

Tra i dipendenti che hanno revocato la disponibilità figurano un dirigente medico, un medico convenzionato, cinque infermieri e due autisti-soccorritori. Una scelta che costringe Azienda Zero a correggere la delibera approvata appena poche settimane fa e che inevitabilmente riaccende interrogativi sulle modalità con cui sta procedendo il trasferimento della funzione 118 dalle aziende sanitarie provinciali all’ente regionale. L’aspetto più significativo è che i ripensamenti arrivano dopo l’avvio concreto delle procedure di trasferimento e dopo mesi di confronto sul nuovo assetto organizzativo previsto dal Decreto del Commissario ad Acta numero 62 del 2026.

Le prime resistenze al nuovo modello

La delibera evidenzia come le comunicazioni di rinuncia siano giunte successivamente all’approvazione dell’atto che disponeva il passaggio del personale dell’emergenza-urgenza dall’Asp vibonese ad Azienda Zero. Un elemento che lascia emergere un clima di incertezza tra gli operatori chiamati a cambiare datore di lavoro e collocazione organizzativa.

Il nuovo sistema, fortemente voluto dalla Regione Calabria, punta a centralizzare la gestione dell’emergenza territoriale e del 118 attraverso Azienda Zero. Un processo che dovrebbe garantire uniformità organizzativa e una governance unica a livello regionale, ma che nella fase operativa continua a registrare perplessità e resistenze tra una parte del personale coinvolto.

Nonostante le rinunce, l’operazione di trasferimento prosegue. Nelle giornate del 25 e 26 maggio e del 4 giugno sono stati infatti sottoscritti i contratti individuali di lavoro da parte del personale che ha aderito al passaggio, mentre per alcuni dipendenti impossibilitati a presentarsi gli atti sono stati trasmessi e restituiti tramite Pec.

Cinquantanove operatori passano ad Azienda Zero

La rettifica produce anche una nuova fotografia dell’organico che transita dall’Asp di Vibo Valentia ad Azienda Zero. Complessivamente saranno 59 le unità trasferite: 36 operatori tecnici e autisti di ambulanza, 20 infermieri, un dirigente medico e due medici convenzionati.

Contestualmente si registra anche un caso opposto rispetto alle rinunce. Un’infermiera che aveva inizialmente negato il consenso al trasferimento ha infatti cambiato orientamento, formalizzando successivamente l’adesione al passaggio nei ruoli di Azienda Zero. Per il personale che ha deciso di non transitare, la delibera chiarisce che resterà formalmente incardinato presso l’Asp di Vibo Valentia, pur continuando ad operare in regime di dipendenza funzionale da Azienda Zero, secondo quanto previsto dagli accordi sindacali recepiti dalla struttura commissariale regionale.

Un banco di prova per la riforma

L’episodio rappresenta uno dei primi test concreti della complessa riorganizzazione della sanità calabrese affidata ad Azienda Zero. Se da un lato il processo di trasferimento va avanti, dall’altro le rinunce formalizzate da parte di medici, infermieri e autisti dimostrano che il percorso di centralizzazione dell’emergenza-urgenza non è privo di ostacoli.

La partita, dunque, resta aperta. E proprio dal settore più delicato della sanità territoriale, quello del 118 e dell’emergenza-urgenza, arrivano i primi segnali che raccontano come la costruzione del nuovo modello regionale sia ancora lontana dall’essere completamente consolidata.

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