Segnalare un caso di corruzione o un illecito all’interno dell’ente in cui si lavora è un percorso difficile, ricco di ostacoli e caratterizzato da un profondo vuoto informativo. In occasione del 23 giugno, Giornata Internazionale del Whistleblower (World Whistleblower Day), Libera presenta “Whistle Monitor”, il primo report di monitoraggio civico nazionale sul livello di adeguatezza informativa e tecnica dei canali di segnalazione interni della Pubblica Amministrazione.
La ricerca, presentata a Roma presso ExtraLibera, ha analizzato 434 amministrazioni pubbliche strategiche per il Paese, suddivise in tre comparti essenziali: 190 enti del settore sanitario (aziende sanitarie, ospedaliere e di ricerca), 99 istituti legati al diritto allo studio (università statali, scuole superiori, atenei privati e telematici) e 145 enti locali (Regioni, Comuni capoluogo di provincia, Città metropolitane e Province autonome). Al monitoraggio hanno preso parte sul campo 44 attivisti e volontari appartenenti a Libera, al Segretariato Italiano Studenti in Medicina (SISM) e a LINK – Coordinamento Universitario.
Per ogni ente è stata esaminata la completezza dell’informazione su funzionamento, tempi e tutele dell’istituto, l’accessibilità ai canali (inclusa quella per persone con disabilità) e la trasparenza dello sviluppo dell’iter. Il punteggio finale è frutto di un confronto e di una validazione da parte di ANAC, alla luce delle apposite Linee Guida.
I dati nazionali: barriere elevate e tutele minime assenti
La fotografia emersa dalla ricerca rivela un quadro caratterizzato da profonde luci e ombre, forti polarizzazioni territoriali e barriere ancora troppo elevate per i potenziali segnalanti. Il dato più rilevante è che nessun ente monitorato raggiunge la piena conformità (il 100% del punteggio). La maggioranza delle amministrazioni (56,9%) si colloca nella cosiddetta fascia “tiepida”, ovvero di parziale o sostanziale adeguatezza. I presidi eccellenti (fascia “Ottimo”) si fermano ad appena il 14,1%, meno della metà di quelli che invece versano nell’area della criticità (28,9%).
Significa che oggi, in Italia, un ente su tre non garantisce nemmeno le informazioni minime necessarie per orientare e proteggere chi vuole segnalare un illecito. All’interno di questa zona d’ombra si registra inoltre un preoccupante 6,7% (pari a 29 enti pubblici) caratterizzato dall’assenza totale di canali o pagine informative: un vuoto che di fatto azzera il diritto alla segnalazione, nonostante i precisi obblighi normativi.
Il divario territoriale: il modello Emilia-Romagna e il caso Calabria
A livello territoriale si registrano forti discrepanze. L’Emilia-Romagna esprime il profilo più solido del Paese, registrando un punteggio medio di 50,6 su 70,5, con zero enti critici e il 70% posizionato nelle fasce alte.
Al contrario, in Calabria sono stati monitorati 20 enti con un punteggio medio di 27,12, tra i più bassi a livello regionale. In questa regione, nove enti si collocano sotto la sufficienza (pari al 45% del totale), sei sono da rivedere poiché presentano informazioni solo parzialmente adeguate, e appena tre (il 15%) risultano virtuosi e posizionati nella fascia alta.
La Calabria sembra mostrare un modello in cui la trasparenza è concentrata quasi esclusivamente negli atenei pubblici, mentre il resto dell’ecosistema istituzionale è molto più debole. Si registra infatti una forte polarizzazione: se alcune università trainano la regione, gli Enti locali e le aziende sanitarie mostrano risultati generalmente bassi, con picchi negativi e punteggi pari a zero riscontrati nell’ASP di Vibo Valentia, nel Comune di Cosenza e nell’Università “Dante Alighieri” di Reggio Calabria.
L’appello di Libera: serve uno sforzo corale per la trasparenza
“A partire da questi dati, riteniamo necessario assumerci la responsabilità di promuovere un confronto con le realtà, istituzionali e non, che operano nell’ambito della formazione, dell’accompagnamento e del supporto alle pubbliche amministrazioni locali, per verificare la possibilità di sviluppare strumenti e percorsi specifici su questo tema”, commenta Francesca Rispoli, copresidente nazionale di Libera.
“L’obiettivo — continua Rispoli — è contribuire a mettere a disposizione degli enti territoriali, e in particolare dei Comuni, forme adeguate di sostegno che favoriscano un percorso non più rinviabile di formazione, semplificazione tecnica e assunzione di responsabilità. Serve uno sforzo corale per andare a colmare il gap che, sul tema dell’accessibilità al whistleblowing, esiste ed è reale: ricordiamoci che solo offrendo canali protetti e informazioni trasparenti possiamo dire di stare davvero tutelando chi sceglie di difendere l’interesse collettivo”.



