Turni scoperti senza più straordinari, il servizio 118 nel Vibonese rischia di andare in tilt

Il blocco delle prestazioni aggiuntive stabilito dalla nuova riforma sta determinando una grave carenza di équipe nei presidi di soccorso provinciali, costringendo i mezzi a intervenire da altre località con pesanti ritardi nei tempi d'intervento

Il servizio del 118 nel territorio vibonese versa in una condizione di estrema criticità. A evidenziarlo, nell’edizione odierna, è la Gazzetta del Sud. Domenica scorsa, a Vibo Valentia, un’ambulanza è dovuta intervenire da Polistena per prestare soccorso in seguito a un incidente stradale, mentre qualche giorno prima a Serra San Bruno si è reso necessario l’arrivo di un mezzo da Palmi.

Sempre stando a quanto riportato dalla Gazzetta, i problemi legati alla carenza di organico colpiscono pesantemente i diversi presidi della provincia: a Soriano, secondo fonti interne all’organico, nel mese di giugno sono rimasti sguarniti di équipe ben 14 turni, e per il mese di luglio l’ambulanza del presidio rimarrà ferma per 12 turni diurni e uno notturno. Situazioni analoghe si registrano a Serra San Bruno, dove già dalle scorse settimane il personale necessario è insufficiente per consentire la partenza del mezzo, e a Pizzo, dove la Pet funziona a singhiozzo. La complessa questione delle emergenze sarà discussa martedì 7 luglio nella conferenza dei sindaci dell’Asp.

Sotto accusa il blocco delle prestazioni aggiuntive

L’articolo della Gazzetta del Sud mette in evidenza come la recente riforma del servizio 118 non soddisfi il territorio, non solo per l’accentramento della gestione delle ambulanze in Azienda Zero (con la gestione del servizio da Cosenza che non parrebbe comportare grossi inconvenienti se i presidi sul territorio fossero attivi), ma soprattutto per l’impossibilità per medici, infermieri e autisti di effettuare ore di lavoro straordinario.

Prima della riforma, il servizio 118 faceva fronte alla cronica carenza di organico attraverso le prestazioni aggiuntive, essenziali per far funzionare il sistema. Con la “rivoluzione” in atto, nessuna figura in organico può superare il monte ore ordinario di 250 ore, motivo per il quale si stanno creando turni scoperti e mezzi che non possono partire. Secondo diversi componenti delle équipe, basterebbero solo tremila euro in più per garantire la copertura di tutti i turni, a fronte del paventato rischio di danno erariale. Nelle attuali condizioni, con distanze notevoli tra i punti di emergenza e i centri di provenienza dei soccorsi (come da Polistena a Vibo o da Palmi a Serra), il soccorso non può essere prestato celermente, amplificando i rischi di morbilità e mortalità legati alle patologie tempo-dipendenti.

Carenza di formazione e rischi per il periodo estivo

A ciò si aggiunge un ulteriore elemento negativo denunciato dai medici di lungo corso nell’emergenza-urgenza: la scarsa conoscenza del territorio da parte di chi gestisce il sistema e la mancanza di un’adeguata formazione riguardo all’orografia dei singoli territori. Distanze che sulla carta sembrano percorribili in tempi consoni risultano nei fatti compromesse da infrastrutture fragili e situazioni in continua evoluzione.

La primissima fase della riforma non sta producendo gli effetti sperati e gli operatori temono il peggio per il clou della stagione estiva, quando la popolazione aumenterà notevolmente con l’arrivo dei vacanzieri, mettendo sotto ulteriore pressione il già scarso personale su cui si può contare.

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