Caso neuropsicomotricista, la replica di Battistini ad Alecci: realtà ben diversa, la dottoressa ha lavorato 65 giorni su 103

Il commissario straordinario dell'Asp di Catanzaro smentisce la ricostruzione del consigliere dem: nessuna fuga per mancanza di strumenti da 2mila euro. La professionista ha rifiutato casi complessi, ci sono state lamentele dei genitori ed è tornata a Reggio Calabria, non in Lombardia

“Dispiace constatare che il consigliere regionale Ernesto Alecci abbia scelto di farsi portavoce di una vicenda che, evidentemente, non conosce nella sua reale consistenza. Prima di formulare accuse e parlare di propaganda, sarebbe opportuno approfondire i fatti e verificarne la fondatezza”. Con questa nota Antonio Battistini, commissario straordinario dell’Azienda sanitaria provinciale di Catanzaro, smonta la ricostruzione diffusa dall’esponente del Partito Democratico circa la presunta fuga in Lombardia di una giovane neuropsicomotricista a causa di carenze strumentali nella sanità calabrese.

Secondo Battistini, la specialista – assunta con contratto a tempo determinato presso la sede di Soverato – non ha affatto abbandonato la regione per la mancanza di attrezzature da 2.000 euro, definendo la narrazione delle opposizioni «semplicemente non aderente alla realtà».

I dati sulle presenze, le lamentele e gli ordini di servizio

Il commissario dell’Asp entra nel dettaglio della gestione del personale, fornendo i dati relativi ai primi cinque mesi del 2026: “Nel 2026, da gennaio a maggio, la dottoressa ha lavorato soltanto 65 giorni su 103, usufruendo di numerosi permessi richiesti con particolare frequenza e sempre a ridosso dei fine settimana”.

Dalle verifiche interne dell’azienda sanitaria sarebbero emerse criticità organizzative e professionali di natura opposta rispetto a quelle denunciate da Alecci. Battistini evidenzia infatti che la dipendente “non intendeva seguire casi particolarmente complessi”, dinamica che ha reso necessario l’invio di un formale ordine di servizio da parte della dirigenza. A ciò si sarebbero aggiunte le proteste delle famiglie dei piccoli pazienti: “Diversi genitori si sono lamentati della sua professionalità e hanno formalmente richiesto un cambio del terapista incaricato”.

Il mancato trasferimento e la vera destinazione della professionista

La nota dell’Asp chiarisce anche i motivi del recesso dal contratto. La dottoressa aveva partecipato all’avviso pubblico con l’obiettivo di avvicinarsi a Catanzaro, città in cui risiede, e aveva successivamente avanzato reiterate richieste di trasferimento dalla sede di Soverato al capoluogo, invocando anche motivi di salute. Tali istanze non sono state accolte poiché le esigenze assistenziali dell’Azienda imponevano la sua permanenza a Soverato.

A seguito del diniego, la professionista ha scelto di dimettersi per rientrare a Reggio Calabria – e non in Lombardia – verosimilmente in attesa di future opportunità a tempo indeterminato nel catanzarese.

“Appare del tutto strumentale utilizzare questa vicenda per sferrare attacchi al governo regionale”, conclude Battistini, difendendo l’operato della Giunta Occhiuto. “La sanità calabrese si confronta con criticità stratificate in decenni, ma negli ultimi anni è stato avviato un percorso di riforma che sta cambiando verso, con risultati riconosciuti. Il confronto politico deve fondarsi sulla verità dei fatti e non su narrazioni funzionali alla polemica del momento”.

Sanità in Calabria, la denuncia di Alecci: il personale scappa via, persa una neuropsicomotricista per 2mila euro di strumenti

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