Il consigliere comunale Gregorio Lo Muto interviene nuovamente nel dibattito politico di San Gregorio d’Ippona per replicare alle recenti dichiarazioni del sindaco Pasquale Farfaglia (leggi qui). Lo Muto respinge l’addebito di aver utilizzato la memoria dei Caduti a fini di visibilità personale, definendo la mozione sul completamento del monumento come un “atto di trasparenza istituzionale” e non come un'”operazione propagandistica”. Secondo il consigliere, l’etichetta di “propaganda” verrebbe “utilizzata dalla maggioranza per evitare di entrare nel merito delle richieste avanzate, spostando lo scontro sul piano personale a causa di possibili future competizioni elettorali”.
Le contestazioni sull’iter e il precedente del cannone
L’esponente politico evidenzia quelle che ritiene essere le “principali contraddizioni nella condotta dell’esecutivo cittadino”. A tal proposito rileva un “paradosso nel comportamento dell’amministrazione che, pur definendo l’integrazione dei nomi dei Caduti un ‘dovere morale’, ha scelto di respingere in blocco il documento consiliare anziché emendarlo o integrarlo attraverso il dialogo”. Rivendicata inoltre la “correttezza dell’azione amministrativa”, precisando che “il testo della mozione era stato diffuso in formato PDF e condiviso pubblicamente sui social network prima della protocollazione, per consentire a tutta la maggioranza di prenderne visione”. Infine, il consigliere richiama una “scelta della passata consiliatura”, ricordando come “sei anni fa lo spostamento del cannone storico da Piazza Duomo alla Villa Comunale fu attuato nei primi giorni di mandato”, contestando l'”argomentazione secondo cui la valorizzazione del monumento non rappresenti oggi una priorità”.
Riflessioni sui rapporti con la maggioranza
In conclusione della nota, Lo Muto esprime “amarezza per il mutato atteggiamento della compagine di governo nei suoi confronti rispetto al periodo della campagna elettorale”, sottolineando come le sue idee siano oggi percepite come un “ostacolo”. Il consigliere ribadisce che “il fulcro del dibattito dovrebbe rimanere la data certa del completamento dell’opera e non la paternità politica della proposta, lasciando ai cittadini il giudizio finale sull’operato degli eletti”.



