Gioia Tauro, Piacenza lancia l’allarme: il porto è quasi saturo, servono subito le aree ex Enel

Il presidente dell'Autorità portuale torna a chiedere lo sblocco del contenzioso: senza nuovi spazi rischia di frenare la crescita dello scalo
porto gioia tauro

Il porto di Gioia Tauro continua a crescere, ma ora rischia di essere frenato dalla mancanza di spazi. A rilanciare con forza il problema è stato il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale dei Mari Tirreno Meridionale e Ionio, Paolo Piacenza, che durante il festival “Visioni Collettive” di San Ferdinando ha lanciato un messaggio chiaro: i terminal sono ormai vicini alla saturazione e senza nuove aree lo sviluppo dello scalo potrebbe subire un brusco rallentamento. Come evidenziato anche stamane dalla Gazzetta del Sud in edicola, in un articolo firmato da Alfonso Naso, Piacenza non ha usato mezzi termini: “I due terminal sono quasi in overbooking”. Una fotografia che sintetizza il momento attraversato dal principale porto di transhipment del Mediterraneo.

Il nodo delle aree ex Enel

Il presidente dell’Autorità portuale individua con precisione anche la soluzione. Le aree necessarie esistono già, ma restano inutilizzabili a causa del lungo contenzioso con l’ex Corap sulle cosiddette aree ex Enel. “Sono necessarie altre aree e queste le abbiamo ma purtroppo ancora siamo in balia di un contenzioso con l’ex Corap per le aree ex Enel”, ha dichiarato Piacenza, tornando a denunciare una vicenda che si trascina ormai da anni senza una soluzione definitiva. Si tratta di una situazione che, secondo il numero uno dell’Autorità portuale, rappresenta un vero paradosso: mentre il porto continua a registrare una crescente domanda di spazi logistici, quasi cento ettari strategici rimangono bloccati nelle aule giudiziarie.

Un patrimonio da quasi cento ettari

L’area ex Enel si estende per circa 98 ettari e rappresenta uno degli asset più importanti per il futuro sviluppo del retroporto di Gioia Tauro. In origine era destinata alla realizzazione della centrale a carbone collegata al quinto centro siderurgico, progetto mai concretizzato. Negli anni la destinazione urbanistica è stata modificata per ospitare infrastrutture portuali, opere di urbanizzazione e collegamenti viari funzionali all’espansione dello scalo. Proprio per questa ragione quelle superfici sono oggi considerate fondamentali per sostenere la crescita del porto, ampliare le attività logistiche e accompagnare gli investimenti già programmati.

Il contenzioso che blocca lo sviluppo

Al centro della vicenda vi è la disputa sulla titolarità dell’area. La Corte d’Appello di Reggio Calabria, con la sentenza n. 111 del 2023, ha riconosciuto la proprietà al Corap, ente regionale oggi in liquidazione. L’Autorità di Sistema Portuale, però, continua a sostenere una diversa interpretazione, ritenendo il Corap un mero intestatario delle superfici e chiedendone la restituzione per poter procedere con gli interventi programmati. Nei mesi scorsi si era tentata anche una mediazione per trovare una soluzione condivisa, ma il confronto non ha prodotto gli effetti sperati e la vicenda è rimasta aperta.

La crescita del porto non può attendere

Intanto il tempo stringe. La crescita dei traffici impone decisioni rapide e il rischio, più volte evidenziato dai vertici dell’Autorità portuale, è che un contenzioso ormai ultradecennale finisca per rallentare uno degli scali più importanti del sistema portuale italiano.

Le parole di Piacenza riportano così al centro dell’agenda una questione che non riguarda soltanto un contenzioso patrimoniale, ma la capacità di Gioia Tauro di continuare a competere sui mercati internazionali. Perché, come emerge dalle dichiarazioni del presidente dell’Autorità portuale, il problema non è più trovare traffici da attrarre: oggi la sfida è avere gli spazi necessari per poterli accogliere.

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