Il Piano di emergenza esterna della Meridionale Petroli “bocciato” senza mezzi termini. Italia Nostra – sezione di Vibo Valentia presieduta da Alessandro Caruso Frezza – consegna alla Prefettura un documento di 43 pagine (redatto con la consulenza dell’ing. Antonio D’Agostino) che rappresenta una delle contestazioni più articolate e severe mai formulate sul deposito costiero di carburanti di Vibo Marina. Un giudizio che arriva in un momento particolarmente delicato, mentre la società punta a ottenere una nuova concessione di lunga durata e sul territorio continua a crescere la richiesta di una definitiva delocalizzazione dell’impianto.
Per l’associazione ambientalista il Piano non offre garanzie sufficienti alla popolazione e, soprattutto, non restituisce un quadro completo dei rischi connessi alla presenza dello stabilimento. Una posizione destinata ad alimentare ulteriormente il dibattito pubblico su un’infrastruttura che da anni divide la città.
Un piano ritenuto incompleto
Il primo rilievo riguarda il metodo seguito nella predisposizione del Piano. Secondo Italia Nostra, ai cittadini sarebbe stata negata una reale possibilità di partecipare alla sua elaborazione, trasformando la consultazione pubblica in un semplice passaggio formale, quando invece avrebbe dovuto rappresentare un momento di confronto preventivo. L’associazione denuncia inoltre una sostanziale mancanza di trasparenza. A suo giudizio non sono stati messi a disposizione della popolazione gli elementi indispensabili per comprendere come siano state effettuate le valutazioni sui rischi e quali dati abbiano portato alle conclusioni riportate nel Piano. Una carenza che, secondo Italia Nostra, impedisce ai cittadini di verificare la reale attendibilità delle analisi effettuate.
Rischi sottovalutati e scenari ridotti
La critica più pesante riguarda però la valutazione degli scenari di incidente. Secondo Italia Nostra il Piano avrebbe preso in considerazione soltanto una parte delle possibili situazioni di emergenza, limitando l’analisi a un numero ridotto di ipotesi e trascurando altri eventi che potrebbero verificarsi durante le diverse fasi di attività del deposito. Per l’associazione, una simile impostazione conduce inevitabilmente a una rappresentazione riduttiva delle aree realmente esposte ai rischi. In particolare, contestata la conclusione secondo cui gli effetti più gravi di un eventuale incidente resterebbero sostanzialmente confinati all’interno dello stabilimento. Una valutazione che Italia Nostra considera non convincente e non supportata da un’analisi sufficientemente approfondita.
Il porto, il mare e la stagione estiva
Un altro punto centrale riguarda il territorio circostante. Nel documento si sostiene che il Piano non tenga adeguatamente conto della particolare conformazione di Vibo Marina, della presenza del porto, delle attività economiche, dei lidi balneari, del traffico veicolare e soprattutto del fortissimo incremento di presenze durante la stagione estiva. Secondo Italia Nostra, limitarsi a censire i residenti senza considerare migliaia di turisti, bagnanti, diportisti, lavoratori e persone in transito significa restituire un’immagine parziale della reale esposizione della popolazione.
Viene inoltre evidenziata una valutazione ritenuta insufficiente delle possibili conseguenze sull’ambiente marino e sulle aree naturalistiche presenti lungo il tratto di costa, in caso di incidente o sversamento.
Effetto domino e calamità naturali
Tra le contestazioni più significative figura anche quella relativa ai possibili effetti concatenati tra impianti industriali presenti nell’area portuale. Secondo Italia Nostra il Piano non sviluppa adeguatamente questa eventualità, così come non affronta in maniera completa le conseguenze che potrebbero derivare da eventi naturali estremi, come terremoti, mareggiate o altri fenomeni che potrebbero aggravare un’emergenza industriale. Per l’associazione queste variabili non possono essere considerate marginali in un sito costiero come quello di Vibo Marina e meritavano un approfondimento ben più consistente.
Sicurezza interna e organizzazione dell’emergenza
Nel documento, inoltre, formulate osservazioni sull’organizzazione della sicurezza interna dello stabilimento. Italia Nostra evidenzia presunte differenze nei sistemi di protezione e monitoraggio installati nei vari serbatoi, sostenendo che non tutte le strutture sarebbero dotate dello stesso livello di controllo e di allarme. Espresse altresì perplessità sull’organizzazione dei controlli nelle ore notturne e sulla capacità di affrontare tempestivamente eventuali situazioni di emergenza. Sono valutazioni che, secondo l’associazione, finiscono per riflettersi anche sull’efficacia complessiva del Piano destinato a proteggere la popolazione all’esterno dello stabilimento.
Un nuovo elemento nel confronto sulla delocalizzazione
Le osservazioni di Italia Nostra arrivano mentre il futuro della Meridionale Petroli continua a rappresentare uno dei temi più delicati per Vibo Marina. Da una parte la società punta a ottenere una nuova concessione pluriennale; dall’altra resta forte la richiesta di trasferire il deposito in un’altra area. Una posizione sostenuta da numerosi cittadini, dagli operatori economici, dai gestori degli stabilimenti balneari e dai comitati civici che nei mesi scorsi sono scesi in piazza chiedendo la delocalizzazione dell’impianto.
Una mobilitazione che aveva trovato ascolto anche nell’Autorità di Sistema Portuale, orientata a una soluzione transitoria proprio in funzione del trasferimento del deposito. Le osservazioni depositate da Italia Nostra si inseriscono così in un confronto che non riguarda soltanto un Piano di emergenza. Il documento riporta al centro una domanda che da anni accompagna il futuro del porto di Vibo Marina: se sia ancora compatibile mantenere un deposito petrolifero nel cuore di un’area che punta sempre più sul turismo, sulla nautica, sulla balneazione e sullo sviluppo del waterfront oppure se sia ormai arrivato il momento di voltare definitivamente pagina.



