Maierato, il grano antico Rosìa minacciato dal maxi parco fotovoltaico: i contadini annunciano battaglia

Il progetto "Pizzo-Vinci", un impianto agrivoltaico da 45 MW su oltre 73 ettari tra Pizzo e Maierato, preoccupa i produttori, i quali temono la perdita di un'area simbolo della biodiversità calabrese

Un lembo di terra baciato dal sole dove, da generazioni, i contadini si tramandano con cura e passione la coltivazione di cereali, ortaggi, uliveti e vigneti. Siamo sulla fertile Piana degli Scrisi, un’area agricola straordinaria il cui simbolo indiscusso è diventato il grano antico Rosìa.
Come riferito in un dettagliato articolo a firma di Stefano Mandarano su IlVibonese.it, questo prezioso grano tenero a basso contenuto di glutine rischia ora di essere messo seriamente sotto scacco.

La varietà ha recentemente ottenuto l’inserimento tra le coltivazioni da conservazione da parte del ministero dell’Agricoltura, dopo essere stata iscritta nel Registro della Biodiversità della Regione Calabria e in attesa di essere adottata tra i presidi Slow Food. I valori di questa coltura biologica e resistente sono stati celebrati dall’Associazione contadini di Maierato durante la tradizionale Festa della mietitura, ma proprio in quell’atmosfera di festa è emersa, nitida e preoccupante, l’ombra di un imponente impianto fotovoltaico che potrebbe sorgere sull’altopiano, alle spalle della storica tenuta dei Marchesi Gagliardi.

Il progetto “Pizzo-Vinci” e la preoccupazione dei contadini

Le prime avvisaglie del cambio di rotta sono giunte con il mancato rinnovo dei contratti d’affitto in scadenza a fine anno per i terreni interessati. Successivamente, la pubblicazione dei dettagli del progetto sul sito della Regione Calabria per le osservazioni istituzionali ha confermato i timori. L’opera, denominata “Pizzo-Vinci” e localizzata in contrada Vinci-Perrone nel comune di Pizzo (al confine con Maierato lungo l’antica Via dei francesi), rischia di compromettere la produzione del grano Rosìa. Vincenzo Griffo, presidente dell’Associazione dei contadini di Maierato, ha espresso profonda amarezza, evidenziando come un simile impianto rischi di vanificare anni di sforzi occupando proprio il cuore pulsante dell’area coltivata.

I dettagli tecnici dell’impianto

Secondo la relazione generale, l’investimento complessivo è di 45 milioni di euro ed è promosso dalla società Fri-el Spa con sede a Roma. Il progetto prevede un impianto fotovoltaico con una potenza nominale di 45 MW, composto da 61.608 moduli in silicio installati su inseguitori monoassiali. L’energia annua stimata è di circa 79,4 milioni di kWh, teoricamente sufficiente per il fabbisogno di oltre 44.000 famiglie, a cui si aggiungerà un sistema di accumulo a batterie (Bess) da 15 MW. L’area occupata supera i 73 ettari di terreni classificati come seminativo e pascolo, estendendosi con le sue opere di connessione anche ai territori comunali di Sant’Onofrio e Filogaso; in quest’ultimo comune sarà realizzata la stazione elettrica di utenza per collegare il cavidotto alla linea ad alta tensione Maida-Rizziconi.

Transizione ecologica e l’ambiguo nodo dell’agrivoltaico

Dal punto di vista ambientale, la Fri-el evidenzia che l’impianto eviterà l’emissione di circa 39.391 tonnellate di CO2 all’anno, riducendo anche ossidi di azoto, anidride solforosa e polveri sottili, con un impatto locale definito nullo. Inoltre, lo smantellamento previsto dopo 30 anni sarà facilitato dal montaggio dei pannelli su pali in acciaio infissi direttamente nel terreno, senza l’uso di fondazioni in cemento armato, permettendo il ripristino originario dei campi.

La società promotrice insiste molto sulla formula dell’agrivoltaico, sostenendo la compatibilità con le colture: la distanza di 6 metri e mezzo tra le file di pannelli lascerebbe lo spazio per la coltivazione meccanizzata di frumento, avena, orzo ed erbaio, offrendo anzi protezione da gelo e grandine e riducendo lo stress idrico grazie all’ombreggiamento. Il piano prevede persino l’insediamento di un apiario stanziale. Tuttavia, i documenti specificano chiaramente che la componente principale resta quella energetica e che quella agricola sarà solo secondaria e complementare, limitata a colture che non interferiscano con i pannelli e senza la pretesa di ottenere le rese di un campo esclusivamente agricolo. Sul piano locale si prospettano comunque ricadute occupazionali nei 12 mesi di cantiere e il miglioramento permanente della viabilità d’accesso.

La promessa di dare battaglia

La scadenza per la presentazione delle osservazioni da parte degli enti competenti è fissata al 31 luglio. Nel frattempo, i produttori di Maierato annunciano una dura opposizione per salvaguardare l’identità rurale dell’altopiano. Il presidente Vincenzo Griffo ha ribadito la volontà di difendere l’area insieme alle amministrazioni locali, concludendo con una ferma condanna verso quello che definisce un atto di violenza nei confronti di una terra nata per produrre cibo e non per essere occupata da distese di silicio.

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