Le dimissioni di Laura Pugliese da capogruppo del Partito Democratico sono state raccontate da molti come un “terremoto”. Un termine che, probabilmente, la politica e anche l’informazione dovrebbero usare con maggiore prudenza. Se un cambio di gruppo o di partito viene paragonato a un sisma, allora rischiamo di svuotare di significato le parole quando i terremoti sono quelli veri.
Laura Pugliese ha il diritto di compiere le proprie scelte politiche. Saranno gli elettori, quando arriverà il momento, a giudicarne la coerenza. Tutto lascia intendere, però, che il suo passaggio alla Casa Riformista-Italia Viva non produrrà effetti sulla stabilità della maggioranza che a Vibo Valentia porta il segno distintivo del “Campo largo”. L’amministrazione guidata dl sindaco Enzo Romeo continuerà ad avere i numeri per governare.
Il fatto politico è un altro
La notizia che merita davvero attenzione non è tanto il cambio di appartenenza della consigliera comunale, quanto l’iniziativa annunciata dal consigliere regionale Ernesto Alecci e dagli ex consiglieri regionali Raffaele Mammoliti e Antonio Lo Schiavo.
Presentare un’iniziativa dal titolo “Un programma per l’alternativa” significa lanciare un messaggio politico preciso. Significa dire che, dopo oltre due anni dall’insediamento dell’amministrazione Romeo, c’è chi ritiene necessario costruire una proposta diversa per il governo della città. Non è una sfiducia nei numeri. È qualcosa di più profondo: è una valutazione politica sull’efficacia dell’azione amministrativa.
Adesso basta mezze parole
Proprio per questo Alecci, Mammoliti e Lo Schiavo sono chiamati a un’assunzione di responsabilità politica. Se vogliono essere credibili sanno più di ogni altro che non possono limitarsi agli slogan o alle formule che lasciano spazio a ogni interpretazione. Devono dire con chiarezza se ritengono che l’amministrazione Romeo abbia mantenuto oppure no gli impegni assunti con i cittadini.
Devono dire se il governo della città ha prodotto i risultati che aveva promesso. Così come debbono esprimersi dire se questa amministrazione è ancora nelle condizioni di affrontare le grandi sfide che attendono Vibo Valentia oppure se ritengono che abbia esaurito la propria capacità propulsiva.
Perché parlare di “alternativa” senza spiegare il perché serva un’alternativa rischia di trasformarsi nell’ennesimo esercizio di politica. E se il loro giudizio è negativo, allora è arrivato il momento di trarne le conseguenze fino in fondo, senza lasciare tutto sospeso tra la critica e il sostegno implicito.
Nessuno può chiamarsi fuori
Attenzione, però. Sarebbe troppo semplice trasformare questo ragionamento in un processo esclusivamente all’amministrazione Romeo.
Il cosiddetto “campo-largo” governa Vibo Valentia da oltre due anni ed è giusto che venga giudicato per ciò che ha fatto o non ha fatto. Ma il centrodestra non può fingere di essere uno spettatore. Ha amministrato la città fino qualche anno addietro e molte delle criticità che oggi continuano ad occupare il dibattito pubblico affondano le proprie radici proprio nel passato.
Il porto, i depositi costieri, la crisi idrica, la depurazione, la sanità territoriale, il rilancio economico e la programmazione urbanistica non sono problemi nati con l’amministrazione Romeo. Sono questioni che attraversano più consiliature e più colori politici. Per questo nessuno può chiamarsi fuori: non il centrosinistra che oggi governa e tantomeno il centrodestra che ha governato fino a ieri.
La città chiede responsabilità
I cittadini sono stanchi delle schermaglie interne ai partiti, dei cambi di casacca e delle polemiche che occupano le cronache per qualche giorno. Ciò che interessa davvero è sapere chi ha una visione credibile per il futuro di Vibo Valentia. Se Alecci, Mammoliti e Lo Schiavo ritengono conclusa la stagione politica dell’amministrazione Romeo lo dicano con chiarezza.
Se il centrodestra pensa di poter tornare a governare, spieghi perché non è riuscito a risolvere quei problemi quando era alla guida della città. La politica non può più vivere di ambiguità.
Perché il vero banco di prova non sono gli equilibri nei partiti, ma la capacità di dare risposte a una città che aspetta da troppo tempo. E su questo terreno non esistono assoluzioni preventive. Le responsabilità appartengono a chi governa oggi, ma anche a chi ha governato ieri. Solo partendo da questa verità si può parlare seriamente di un’alternativa credibile.



