Radio Paravati torna a trasmettere: mezzo secolo dopo rinasce sul web la voce che ha fatto scuola nel giornalismo calabrese

Il 13 agosto i cinquant'anni della storica emittente saranno celebrati in piazza con una serata-evento. Riparte anche il progetto editoriale online, nel segno dell'informazione libera e della passione
radio paravati

Cinquant’anni dopo quella prima storica trasmissione, Radio Paravati riaccende la propria voce. Non più soltanto nell’etere, ma sul web, con l’obiettivo di riportare in vita un patrimonio di giornalismo, passione civile e memoria collettiva che ha attraversato intere generazioni del Vibonese. Era il 13 agosto 1976 quando dagli studi di via Nazionale venne trasmesso il primo programma della radio libera che avrebbe segnato un’epoca, diventando negli anni un punto di riferimento non solo per Paravati e Mileto, ma per l’intero territorio. Per molti quella frequenza rappresentava una presenza quotidiana. Anche Natuzza Evolo, nei rari momenti di pausa dalle preghiere e dagli incontri con i fedeli, seguiva quella radio che raccontava il territorio con sobrietà, rigore e spirito di servizio.

Una festa per celebrare cinquant’anni di storia

L’anniversario sarà celebrato il 13 agosto, alle ore 20.30, in piazza a Paravati, con una serata che ripercorrerà la storia dell’emittente attraverso immagini, testimonianze e ricordi. Sul palco si esibirà l’orchestra del Liceo musicale “Vito Capialbi” di Vibo Valentia insieme ad altri ospiti. Nella stessa occasione sarà presentata anche la squadra di calcio Asd Nuova Paravati. La manifestazione coinciderà simbolicamente con l’orario in cui, mezzo secolo fa, partì la prima trasmissione radiofonica.

Quando fare informazione era una missione

La forza di Radio Paravati non erano soltanto le trasmissioni musicali o l’intrattenimento. A renderla diversa furono soprattutto i giornali radio, le inchieste e la cronaca sul territorio.

“Fu una scuola sul campo fatta di incontri, di scontri, di delusioni, di giornate intere dedicate alla stesura di un giornale radio il più possibile aggiornato”, ricordano oggi i protagonisti di quella stagione. Il lavoro seguiva ritmi rigorosi. La lettura dei quotidiani apriva la mattinata, mentre una troupe partiva per documentare gli avvenimenti più importanti nel Vibonese e, spesso, in tutta la Calabria. Intorno alle 13 arrivavano le notizie raccolte dai corrispondenti di Catanzaro attraverso le agenzie di stampa; il resto veniva verificato, approfondito e confezionato direttamente negli studi di Paravati. Alle 15.30 andava in onda la prima edizione del giornale radio, seguita da quella delle 18.30.

Un’organizzazione costruita senza internet, senza telefoni cellulari e senza le tecnologie di oggi. Solo taccuini, registratori, telefoni fissi e una straordinaria voglia di raccontare i fatti.

Dai giorni del caso Moro all’alluvione nelle Serre

Radio Paravati dimostrò la propria maturità giornalistica anche nei momenti più difficili della storia italiana. Il 16 marzo 1978, nel giorno del rapimento di Aldo Moro, l’emittente realizzò una lunga serie di collegamenti con Roma per raccontare in tempo reale il clima che si respirava nella capitale. Attraverso parlamentari calabresi contattati alla Camera e al Senato e grazie alla collaborazione di studenti universitari che telefonavano utilizzando i celebri gettoni telefonici, la radio riuscì a portare nelle case dei propri ascoltatori un’informazione diretta e tempestiva.

Fondamentale fu anche il contributo durante la devastante alluvione che colpì le Serre vibonesi negli anni Settanta. Le lunghe dirette radiofoniche non si limitarono a raccontare l’emergenza, ma contribuirono concretamente anche all’organizzazione dei soccorsi. Fu il tempo del giornalismo artigianale, quando la credibilità si conquistava sul campo.

Il coraggio di una squadra che ha lasciato il segno

Fuori da Paravati e Mileto forse non tutti conoscono fino in fondo quella straordinaria esperienza. Eppure, dietro quella piccola emittente c’era una squadra che seppe anticipare un modo moderno di fare informazione.

Non cercava clamore né visibilità. Cercava le notizie. Le verificava. Le raccontava con equilibrio. In anni in cui le radio libere nascevano ovunque, Radio Paravati riuscì a distinguersi perché fece del giornalismo il proprio tratto identitario. Una comunità di uomini che, con mezzi limitatissimi, trasformò entusiasmo, sacrificio e senso del dovere in un laboratorio di informazione autentica.

Vincenzo Varone, il giornalista costruito sul campo

Tra i protagonisti di quella stagione spicca Vincenzo Varone, anima storica dell’emittente insieme ai compagni di quella straordinaria avventura. Riduttivo definirlo un semplice speaker. Varone è stato, prima di tutto, un giornalista formatosi sul campo, quando non esistevano scuole di giornalismo diffuse e l’unica palestra era il lavoro quotidiano, fatto di cronaca, verifiche, interviste e confronto con i fatti. Nel suo modo di raccontare la realtà sembravano già vivere, molto prima che diventassero patrimonio condiviso della professione, quei principi che negli anni sarebbero stati consacrati nelle grandi carte deontologiche del giornalismo italiano: dalla Carta dei Doveri alla Carta di Treviso, dalla Carta di Roma alla Carta di Firenze. Verità sostanziale dei fatti, verifica delle notizie, distinzione tra cronaca e opinione, rispetto della dignità delle persone, tutela dei più fragili, diritto di rettifica e rifiuto di ogni discriminazione sono stati valori praticati ogni giorno, ben prima di essere codificati. È questa l’eredità più preziosa lasciata da quella redazione.

Il ritorno sul web

Oggi quella storia riparte con uno sguardo rivolto al futuro. Radio Paravati torna infatti online attraverso il sito www.radioparavati.it, promossa dall’associazione di promozione sociale Radio Brutium Paravati. Del progetto fanno parte Mimmo Solano, Domenico Prestia, Rocco Condoleo, Mimmo Mazzeo, Tonino Currà e Vincenzo Varone. Revisore dei conti è Antonello Scalamandrè, mentre completano la squadra Emanuele De Iorgi e Antonio Furci.

La tecnologia cambia, gli strumenti si evolvono, ma il valore di una buona informazione resta immutato. Cinquant’anni dopo quella prima trasmissione, Radio Paravati torna a parlare. E lo fa portando con sé un patrimonio costruito con il coraggio di chi, quando fare giornalismo significava soprattutto passione e sacrificio, aveva già capito che la credibilità sarebbe stata sempre la frequenza più importante.

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