Palazzo Luigi Razza perde il suo capo di Gabinetto e, insieme alla firma di Giampiero Menniti, arriva una nuova scossa dentro un’amministrazione comunale già attraversata da tensioni, riposizionamenti e rapporti politici tutt’altro che semplici. La lettera di dimissioni, indirizzata al sindaco Vincenzo Romeo e pubblicata dallo stesso Menniti, porta infatti alla luce una vicenda personale e giudiziaria destinata inevitabilmente a incrociarsi con la vita politica del Comune.
Menniti spiega di aver appreso di essere “indagato in procedimento pendente presso la Procura di Vibo Valentia, per fatti che riguardano la mia persona e la sfera familiare”. E proprio questa circostanza lo induce a lasciare l’incarico. Una decisione che presenta come un atto di responsabilità, “per opportunità e rispetto” del sindaco e dell’amministrazione, così da evitare che questioni personali possano diventare terreno per “strumentali attacchi politici”.
Una poltrona diventata terreno di scontro
La nomina di Menniti, nel marzo dello scorso anno, era già arrivata tra polemiche e resistenze. Il sindaco Romeo aveva scelto il suo capo di Gabinetto sfidando una parte della maggioranza e provocando reazioni soprattutto nel Pd, oltre che nelle opposizioni. Da allora quel ruolo è rimasto uno dei punti più sensibili degli equilibri di Palazzo Luigi Razza.
Ora arriva l’uscita di scena. E arriva nel momento in cui attorno al Comune si continua a respirare un clima politico pesante, fatto di rapporti di forza, consiglieri che cambiano collocazione, gruppi che si confrontano e si contendono spazi e influenza. Un palazzo nel quale, troppo spesso, le questioni amministrative sembrano finire intrecciate con le guerre interne alla politica.
La lettera di Menniti, tuttavia, non accusa direttamente nessuno. Ma contiene un passaggio politicamente significativo: il capo di Gabinetto afferma di voler evitare che i “richiamati fatti personali possano sfiorare l’amministrazione comunale in biechi quanto strumentali attacchi politici”.
«Contestazioni infondate», ora la partita passa alla Procura
Menniti, nel documento, ribadisce la propria “completa estraneità alle contestazioni” che gli vengono mosse in sede penale e dice di avere “piena fiducia nell’operato degli inquirenti e della magistratura”. Sono parole che delimitano con chiarezza il terreno della vicenda: non c’è, allo stato, una condanna né un accertamento di responsabilità, ma un procedimento nel quale Menniti sostiene la propria estraneità ai fatti contestati. Saranno gli inquirenti e, eventualmente, la magistratura a stabilire cosa sia realmente accaduto.
La sua scelta, però, produce già un effetto politico: sottrae al sindaco e all’amministrazione una figura che negli ultimi mesi era diventata anche elemento di equilibri interni a Palazzo Luigi Razza.




