C’è un’immagine che resta impressa tra le banchine del porto di Vibo Marina: una piccola imbarcazione, sotto sequestro e vigilata dalla Capitaneria di Porto, è delimitata dal nastro bianco e rosso. La parte posteriore appare completamente sventrata, mentre a bordo si notano ancora le attrezzature: maschere da immersione e qualche bottiglietta.
È ciò che rimane della tragedia consumatasi intorno alle 19.30 del 14 agosto, davanti all’imbocco del porto. Una serata che doveva concludersi con un bagno e una fotografia al tramonto e che si è trasformata in tragedia. A bordo della piccola barca a noleggio c’erano otto persone. Tra loro Domenico Campana, 26 anni, originario di Mirto Crosia. Il giovane si trovava nella parte posteriore dell’imbarcazione quando il gommone, lungo circa dieci metri, l’ha raggiunta e travolta.
La chiglia ha letteralmente tranciato la poppa della piccola imbarcazione, mentre l’elica ha travolto il giovane. Per Domenico, purtroppo, non c’è stato nulla da fare.
Andava velocissimo
I racconti dei testimoni fanno rabbrividire. Si tratta di “testimonianze” che dovranno naturalmente essere verificate dagli investigatori, ma che descrivono una dinamica precisa: il gommone, con a bordo un “professionista calabrese operativo a Bologna e una giovane donna siciliana”, avrebbe compiuto alcuni movimenti nello specchio d’acqua interno prima di dirigersi verso l’uscita del porto. “Era velocissimo”, raccontano alcune persone che hanno visto. Qualcuno avrebbe notato il mezzo girare su se stesso, accelerare, tornare indietro e ripetere più volte quelle manovre. Poi la partenza verso il largo. “È partito a razzo”, è una delle frasi raccolte tra i pontili. Il gommone si sarebbe anche impennato, rendendo più difficile, secondo chi osservava dalla banchina, la visuale di ciò che aveva davanti.
Gli gridavano: fermo, fermo, fermo
Un altro elemento riferito dai testimoni ai microfoni dell’inviata della TgR Calabria riguarda proprio gli istanti immediatamente precedenti all’impatto. Dalla piccola imbarcazione, secondo quanto raccontato, qualcuno avrebbe cercato di richiamare l’attenzione del conducente del gommone: “Fermo, fermo, fermo”. Ma la distanza e soprattutto la velocità del mezzo avrebbero reso impossibile evitare lo scontro. “La barchetta era proprio dentro la traiettoria”, racconta una persona che si trovava nelle vicinanze. I ragazzi che si trovavano a prua della piccola imbarcazione sarebbero riusciti a non essere coinvolti direttamente nell’impatto. Drammaticamente diverso il destino di chi si trovava nella parte posteriore. La violenza dell’urto ha provocato il ferimento anche di Maria Francesca, la giovane che si trovava sul gommone coinvolto nell’incidente e che ha riportato traumi alla testa e alle gambe. Trasferita in ospedale a Catanzaro, le sue condizioni vengono riferite come stabili.
Una serata al tramonto finita nel sangue
Dalle testimonianze raccolte emerge anche il contesto di quei momenti. Gli otto amici avevano noleggiato la piccola imbarcazione per trascorrere qualche ora in mare. Prima del rientro avrebbero deciso di fermarsi per godersi il tramonto e scattare alcune fotografie. Poi, davanti all’imboccatura del porto, l’impatto. Il gommone avrebbe centrato la piccola barca nella parte posteriore, salendo parzialmente sopra l’imbarcazione. Una dinamica violentissima che ha lasciato una vittima e diversi feriti e che ora dovrà essere ricostruita centimetro dopo centimetro.
La Capitaneria e la Procura ricostruiscono la dinamica
Sul posto sono intervenuti i soccorritori e la Capitaneria di porto, mentre sono in corso gli accertamenti disposti nell’ambito dell’inchiesta della Procura della Repubblica di Vibo Valentia. Gli investigatori dovranno stabilire la posizione delle due imbarcazioni, la velocità del gommone, le manovre effettuate prima dell’uscita dal porto, la visibilità e soprattutto cosa sia accaduto nei pochi secondi che hanno preceduto lo schianto. Restano le testimonianze di chi ha visto. E resta quella piccola barca ferita e squarciata, ancora sulla banchina, come una fotografia della tragedia. “Bisogna essere più coscienti al mare. Non si può navigare in queste condizioni”, è il senso delle parole pronunciate da uno dei testimoni. Una frase semplice, ma che oggi, tra quelle banchine, pesa come un monito.




