L’infarto non aspetta, non conosce turni e non segue i calendari della sanità regionale. E soprattutto non è “itinerante”. È un’emergenza che può consumarsi in pochi minuti e che richiede una risposta immediata. È su questo principio che l’associazione Progetto Vibo Valentia ha costruito la propria iniziativa, come già fatto dall’Osservatorio Civico Città Attiva e dal Comitato San Bruno, sollevando la questione in vista della Conferenza dei sindaci dell’Asp, convocata per domani 17 agosto.
La richiesta è precisa: attivare formalmente all’ospedale “G. Jazzolino” il servizio di Emodinamica in modalità continuativa, H24, sette giorni su sette, e respingere il modello organizzativo fondato sulle équipe itineranti. Una posizione che investe direttamente la politica vibonese, chiamata ora a decidere se sostenere una battaglia territoriale che riguarda la sicurezza e il diritto alla salute dei cittadini.
La questione non è soltanto sanitaria. È una scelta politica che riguarda il diritto dei vibonesi ad avere una rete dell’emergenza cardiovascolare adeguata alla particolare conformazione del territorio. Davanti a una sindrome coronarica acuta, infatti, il fattore decisivo è il tempo: l’intervento deve arrivare nella cosiddetta “golden hour”, prima che il danno al cuore diventi irreversibile o l’emergenza si trasformi in una tragedia.
Progetto Vibo Valentia: l’infarto non è itinerante
È proprio Progetto Vibo Valentia a mettere nero su bianco il punto centrale della propria mozione d’ordine e di indirizzo urgente. “L’infarto non è itinerante ma fulminante!”, è l’apertura scelta dall’associazione per sollecitare i sindaci a prendere una posizione chiara. Nel documento viene sottolineato come “la conformazione geografica del territorio vibonese, unita alle note criticità della rete viaria e ai lunghi tempi di percorrenza verso gli ospedali Hub regionali, rende indispensabile la presenza di un presidio stabile sul territorio”.
È questo il punto sul quale i sindaci dovranno assumersi una responsabilità precisa. Perché trasferire un paziente cardiologico grave non equivale a trasferire una pratica amministrativa. Ogni minuto perso può significare una possibilità in meno di sopravvivere o di evitare conseguenze invalidanti.




