Riceviamo e pubblichiamo integralmente l’intervento di Gregorio Greco, referente Ambiente del Partito della Rifondazione Comunista Calabria:
Il sistema nazionale di gestione dei rifiuti è sull’orlo del collasso strutturale, e i segnali che arrivano dal resto del Paese sono un drammatico campanello d’allarme per la nostra Calabria. In queste settimane, la crisi ha colpito duramente le Marche, dove la società Cosmari – che gestisce i rifiuti di decine di comuni tra Macerata e Ancona – ha lanciato un grido d’aiuto disperato: i magazzini sono stracolmi e i piazzali sono saturi di plastica pressata perché il consorzio nazionale COREPLA non ritira il materiale.
Non si tratta di un’emergenza locale marchigiana. Questo blocco è la spia rossa di un incendio che creerà disagi e disservizi ovunque, da Nord a Sud. Mentre alle cittadine e ai cittadini calabresi viene chiesto lo sforzo quotidiano di differenziare meticolosamente – sopportando tariffe TARI tra le più alte d’Italia – la plastica rischia di rimanere a marcire nelle nostre piattaforme ecologiche locali. Tutto questo accade per una sola, vergognosa ragione: perché al mercato capitalista non conviene più riciclare.
Il paradosso del mercato: i polimeri vergini costano meno
La crisi non è tecnica, ma politica ed economica. Oggi per le multinazionali e per le aziende manifatturiere è infinitamente più economico comprare polimeri vergini (derivati dal petrolio) piuttosto che utilizzare la plastica riciclata. Il crollo dei prezzi delle materie prime fossili e l’assenza di tutele normative hanno reso il materiale riciclato fuori mercato.
Gli impianti nazionali sono saturi perché la plastica rigenerata non si vende. Questo dimostra empiricamente ciò che come Rifondazione Comunista sosteniamo da sempre: la transizione ecologica non può essere delegata ai mercati finanziari. Finché la salute del pianeta e dei territori sarà subordinata alle fluttuazioni del prezzo del barile di petrolio o alla convenienza aziendale, l’ambiente sarà sempre il sacrificato sull’altare del profitto.
Il fallimento della raccolta differenziata come feticcio
Dobbiamo avere il coraggio di svelare la grande ipocrisia: la raccolta differenziata della plastica, per come è strutturata oggi, ha fallito. È stata utilizzata come una colossale operazione di greenwashing di massa. È servita a lavare la coscienza delle multinazionali del confezionamento, permettendo loro di continuare a immettere sul mercato miliardi di tonnellate di imballaggi monouso senza alcuna responsabilità reale, scaricando sui cittadini e sui bilanci dei Comuni i costi insostenibili della raccolta e dello smaltimento.
La verità che non vi diranno mai è che solo una minima percentuale della plastica che separiamo in casa viene davvero riciclata; il resto viene declassato, stipato nei piazzali fino a saturazione o esportato. La differenziata è diventata il paravento dietro cui si nasconde l’iper-produzione capitalistica.
L’ombra degli incendi: quando i piazzali pieni “misteriosamente” bruciano
C’è un aspetto inquietante e drammatico legato a questa paralisi della filiera, su cui pretendiamo la massima vigilanza democratica e degli organi di controllo. La storia della gestione dei rifiuti in Italia e in Calabria ci insegna una regola atroce: quando i canali di sbocco si bloccano e i piazzali si riempiono oltre il limite, i capannoni e le piazzole di stoccaggio iniziano “misteriosamente” a prendere fuoco.
Gli incendi dolosi nei centri di stoccaggio sono spesso la valvola di sfogo illegale e criminale per “svuotare” magazzini ingolfati che non generano più profitto, liberando spazio a costo zero ma al prezzo di disastri ambientali e nubi tossiche di diossina sulla pelle dei cittadini. Non possiamo permettere che la crisi di COREPLA e la saturazione dei piazzali si trasformino nell’ennesima stagione di roghi tossici nella nostra regione.
Le richieste e le proposte di Rifondazione Comunista Calabria
I piazzali pieni delle Marche sono lo specchio del futuro prossimo della Calabria se restiamo immobili. Come Rifondazione Comunista della Calabria esigiamo un’inversione di rotta totale e immediata attraverso azioni concrete:
– Mappatura regionale urgente degli impianti: Chiediamo formalmente alla Regione Calabria e all’Assessorato all’Ambiente l’avvio immediato di una mappatura completa, trasparente e pubblica di tutti gli impianti di trattamento e stoccaggio presenti sul territorio calabrese. È necessario verificare in tempo reale lo stato di riempimento, la capienza residua reale e i livelli di sicurezza, per prevenire blocchi della raccolta e scongiurare il rischio incendi.
– Investimenti massicci nella ricerca pubblica per l’ecodesign: Non basta gestire il rifiuto, bisogna non produrlo. Lo Stato e la Regione devono indirizzare ingenti risorse pubbliche e fondi della ricerca verso le Università e i centri scientifici per sviluppare soluzioni industriali basate su imballaggi totalmente biodegradabili e compostabili in natura, capaci di sostituire radicalmente i polimeri plastici tradizionali.
– Abbandono definitivo del monouso e ritorno ai materiali eterni: Bisogna vietare tassativamente la plastica usa e getta non essenziale. La riconversione industriale deve favorire materiali storicamente puliti e infinitamente riciclabili come il vetro (promuovendo il vuoto a rendere), l’alluminio e il cartone.
– Responsabilità Estesa dei Produttori (EPR) e nazionalizzazione della filiera: Chi immette plastica sul mercato deve pagare per intero il costo del suo ciclo di vita. La gestione dei rifiuti deve uscire dalle logiche speculative della borsa: serve una governance pubblica e programmata che garantisca il ritiro dei materiali a prescindere dalle fluttuazioni di mercato.
La Calabria non sarà l’ostaggio di un consorzio saturo, né la terra dei roghi tossici di profitto. Rivendichiamo una svolta ecologista e comunista: meno produzione, rifiuto del monouso, ricerca pubblica e controllo democratico per i beni comuni.




