“La denuncia dei rappresentanti dell’ANED non può cadere nel vuoto”. Ad affermarlo è Raffaele Mammoliti, già consigliere regionale e componente della Direzione nazionale del Pd. “Ho partecipato, su invito dell’amico Pasquale Scarmozzino, rappresentante regionale e nazionale degli emodializzati, all’iniziativa tenutasi davanti ai cancelli dell’ospedale ‘Jazzolino’ di Vibo Valentia. Pasquale, unitamente all’ANED, si batte da sempre, con posizioni limpide e coraggiose, per fronteggiare l’emergenza della Nefrologia e per tutelare i pazienti in attesa di trapianto d’organo”.
Il rischio di collasso della rete nefrologica
“La situazione emersa dalla conferenza stampa dell’ANED è preoccupante e non può essere ignorata”, prosegue Mammoliti. “La carenza di personale nei reparti di Nefrologia e Dialisi, mentre aumenta il numero delle persone colpite da patologie renali e bisognose di trattamenti dialitici, rischia di provocare il collasso della rete nefrologica regionale. Un rischio reale che potrebbe, paradossalmente, essere utilizzato per giustificare un progressivo ricorso all’esternalizzazione del servizio di dialisi”.
Un’interrogazione già presentata nel 2025
“Avevo già presentato specifiche interrogazioni al commissario regionale ad acta per la Sanità calabrese, sia in merito ai tagli alla rete nefrologica e dialitica calabrese, sia rispetto al concreto rischio di esternalizzazione del servizio di dialisi, esercitando le prerogative del sindacato ispettivo attraverso l’interrogazione n. 344 del 28 aprile 2025”, ricorda l’esponente del Pd. “Le risposte ricevute allora riconducevano la situazione denunciata a una condizione emergenziale. Oggi, purtroppo, dobbiamo constatare che, a distanza di oltre un anno, la cruda realtà, soprattutto nel Vibonese, è ben diversa dalle giustificazioni allora fornite dalla Regione”.
Serve vigilare e denunciare
“L’iniziativa dell’ANED ha fatto emergere, in tutta la sua drammaticità, una situazione che richiede interventi immediati”, sottolinea Mammoliti. “Occorre vigilare, denunciare e sollecitare chi ricopre ruoli di governo e responsabilità ad adottare provvedimenti appropriati, capaci di garantire un sistema di cure efficiente, pubblico e capillare”.
L’allarme dei dati epidemiologici
“Non bisogna inoltre sottovalutare l’allarme epidemiologico che emerge dai dati diffusi dal Registro Italiano Dialisi e Trapianto (RIDT), che segnalano oltre 70.000 persone bisognose di trattamenti salvavita come la dialisi e il trapianto di rene”, aggiunge Mammoliti. “I diritti, soprattutto il diritto alla cura, non vanno mai in ferie. Purtroppo accade troppo spesso che la politica e chi ricopre ruoli di responsabilità e di governo si concedano lunghi periodi di assenza o di inoperosità, provocando conseguenze che rischiano di diventare irreversibili e favorendo, in continuità, processi che destrutturano nell’indifferenza generale anche nei settori più sensibili e delicati il sistema sanitario pubblico vibonese e calabrese”.
Il coinvolgimento della Commissione regionale Sanità
“Ho informato della grave situazione esistente la Vicepresidente della Terza Commissione regionale, Sanità, on. Rosellina Madeo, che mi ha confermato il proprio interessamento”, riferisce Mammoliti. “Ritengo che sia necessario promuovere un’apposita manifestazione pubblica, superando pigrizie e rassegnazione, a difesa del diritto alla salute dei cittadini vibonesi”.
La necessità di un direttore generale all’Asp
“Allo stesso tempo, bisogna ribadire con forza la necessità imprescindibile di nominare un direttore generale all’ASP di Vibo Valentia, ponendo fine a una gestione commissariale che, per sua natura, rimane una soluzione fiduciaria e più precaria, con limitate prospettive di programmazione e pianificazione sanitaria territoriale”, conclude Mammoliti. “Tutto questo contribuisce a mantenere il nostro territorio in uno stato di perenne precarietà, con gravi ripercussioni sulle condizioni di lavoro degli operatori sanitari e sulla qualità e continuità delle prestazioni e dei servizi erogati ai cittadini. La sanità vibonese non può essere lasciata alla precarietà. Il diritto alla salute non è una concessione: è un diritto costituzionale. E per difenderlo servono scelte e provvedimenti appropriati”.




