Cassano allo Ionio ricorda Ornella Forastefano a un mese dal femminicidio

La comunità si è riunita attorno alla panchina rossa della villetta di San Domenico per ricordare la 46enne morta un mese fa dopo essere stata lasciata agonizzante davanti all'ospedale di Trebisacce
Ornella Forastefano

La panchina rossa posta nel cuore della villetta di San Domenico, a Cassano allo Ionio, è diventata ancora una volta un luogo di memoria, ma soprattutto uno spazio di riflessione. È lì che la comunità cassanese, a un mese dal femminicidio, si è ritrovata per ricordare Ornella Forastefano, la 46enne lasciata agonizzante davanti all’ospedale di Trebisacce alle 3 del mattino e poi morta, e per ribadire che “davanti alla violenza sulle donne non può esserci silenzio, indifferenza o rassegnazione”.

La panchina rossa, posta in quel luogo da Pasquale Russo, presidente dell’associazione “I Bambini delle Vanelle”, “è un simbolo semplice, ma potente: un posto vuoto che racconta un’assenza e che, nello stesso tempo, chiede alla comunità di fermarsi, interrogarsi e non dimenticare”.

I presenti

Attorno alla panchina, si sono ritrovati i familiari e gli amici di Ornella, il sindaco Gianpaolo Iacobini, il presidente del Consiglio comunale, Sofia Maimone, consiglieri comunali, il mondo della scuola, dell’associazionismo e a tanti semplici cittadini. “Ricordare Ornella – hanno sostenuto gli organizzatori – non significa soltanto pronunciare il suo nome. Significa chiedersi cosa accade prima che una violenza diventi tragedia. Significa educare al rispetto, riconoscere i segnali, non normalizzare il controllo, la prevaricazione, le parole che feriscono e quei comportamenti che troppo spesso vengono considerati soltanto ‘questioni private’. E significa, soprattutto, comprendere che la violenza contro una donna non riguarda mai soltanto quella donna. Ferisce una famiglia, una comunità, un’intera società”.

Nel corso dell’incontro, i contributi dei presenti hanno dato voce a pensieri, emozioni e riflessioni diverse, componendo un’unica richiesta: “La memoria non rimanga confinata a una giornata, a una cerimonia o a una panchina. Perché una panchina rossa ha davvero senso soltanto se diventa un luogo da cui ripartire. Un luogo capace di parlare ai bambini e ai ragazzi, di educare gli adulti, di coinvolgere le istituzioni e le associazioni. Un luogo nel quale ricordare Ornella significhi scegliere ogni giorno la cultura del rispetto, della libertà e della dignità”. (Ansa)

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