“La sanità non ha colore politico” e “i cittadini vibonesi non sono di serie B”. Con questi slogan e simboli forti, come una grande croce di legno portata in corteo, i manifestanti del Comitato San Bruno, di Città Attiva e del Comitato Civico Regionale “Sulla Nostra Pelle” si sono radunati questa mattina davanti alla Cittadella regionale a Catanzaro per un sit-in di protesta contro il servizio sanitario pubblico calabrese e, in particolare, contro la delibera di Giunta regionale n. 400 del 21 luglio 2026. Durante la mobilitazione è stata denunciata la totale mancanza di ascolto da parte del presidente della Regione Roberto Occhiuto, accusato di “portare avanti un progetto ereditato dal passato — sulla scia di quanto fatto da Scopelliti e da Agenas — che punta unicamente a un accentramento del servizio pubblico nelle grandi città”.
I comitati hanno espresso forte indignazione per una politica che “relega le zone interne a meri territori di serie B”: “Ma noi vibonesi siamo una provincia o viviamo in una periferia della provincia di Catanzaro? Perché se è così, tanto vale tornare alla provincia di Catanzaro come una volta. Il tuo governo regionale sta portando tanta acqua alla provincia di Cosenza”. Nel mirino dei manifestanti c’è anche la percezione di una realtà distorta raccontata nei palazzi istituzionali rispetto alla drammatica quotidianità vissuta nei territori: “Altro che Calabria meravigliosa… l’unica Calabria meravigliosa è quella che vedete in questo palazzo e non nei territori”.
Il collasso dei reparti, la fuga dei medici e la crisi del 118
Nel corso della protesta, ribadite le gravi criticità che affliggono la provincia di Vibo Valentia, a partire dalle liste d’attesa infinite, dai reparti al collasso e dai continui “viaggi della speranza”. Denunciato il paradosso per cui “i medici ci sono, i soldi ci sono, ma vanno a lavorare dai privati”, mentre i cittadini sono costretti a elemosinare persino un medico negli ospedali di zona interna.
Particolare preoccupazione espressa per la situazione dell’ospedale di Tropea, dove “sono rimasti con un solo reparto”, e per la “distruzione del servizio di emergenza-urgenza 118″, evidenziando l'”assurdità di dover inviare ambulanze da Cosenza per coprire le aree interne della Calabria”. Di fronte a un quadro segnato da pronto soccorsi intasati e da una gestione ritenuta fallimentare, i manifestanti hanno ribadito con forza la loro determinazione: “Noi non arretriamo”.



