Vibo Marina, il presidio degli agricoltori ferma i rifornimenti. In Calabria molti distributori restano senza carburante

Il blocco delle autocisterne davanti ai depositi di Eni e Meridionale Petroli va avanti da oltre 24 ore e svuota le stazioni di servizio calabresi. Si teme un forte impatto sui cittadini, mentre la mobilitazione degli agricoltori si estende ad altre regioni

In Calabria sempre più pompe di benzina restano senza carburante. La causa è la mobilitazione degli agricoltori calabresi, che hanno paralizzato un nodo fondamentale per l’arrivo dei prodotti petroliferi nella regione e in buona parte del Sud. Il punto della protesta è Vibo Marina, sul versante tirrenico, dove si trovano i depositi costieri di Eni e Meridionale Petroli. È qui che le navi cisterna scaricano il carburante, che viene stoccato nei depositi e poi caricato sulle autocisterne destinate ai distributori della zona.

Proprio questo ultimo anello della catena si è inceppato. Anche oggi i manifestanti hanno fermato le autocisterne in arrivo a vuoto, rendendo di fatto impossibile rifornire regolarmente le stazioni di servizio. Il presidio dura da oltre un giorno: durante la notte gli agricoltori sono rimasti sulla strada di accesso ai depositi, senza togliere il blocco.

Fatica e determinazione

Tra i presenti la stanchezza è evidente. C’è chi ha provato a riposare nell’abitacolo di auto e camion, e chi si è concesso poche ore a casa per una doccia prima di tornare al presidio. Nonostante tutto, la protesta non si ferma. Il pericolo, a questo punto, è che a pagarne il prezzo siano i cittadini, con conseguenze su circolazione e rifornimenti ancora più serie di quelle viste con il blocco dello svincolo di Pizzo, sull’autostrada A2 del Mediterraneo, che era andato avanti per tre giorni.

Un fronte che si allarga

La contestazione, peraltro, non è solo calabrese. Iniziative simili stanno nascendo in varie regioni d’Italia: ieri ne sono state segnalate anche in Puglia. Il movimento Territori e Agricoltura, uno dei protagonisti della mobilitazione in Calabria, ha già avviato contatti con gruppi e agricoltori di altri territori che stanno cominciando ad aderire.

Perché protestano

Le motivazioni sono quelle che i produttori ribadiscono da giorni: prezzi di vendita che, a loro dire, cancellano ogni margine di guadagno, il costo del gasolio agricolo e un mondo politico che, a prescindere dallo schieramento, ritengono sordo alle loro richieste.

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