“Per anni la provincia di Vibo Valentia non ha compreso fino in fondo la propria vocazione. A seconda dei momenti si parlava di vocazione turistica o industriale, eppure questo territorio aveva un tessuto produttivo importante, con la filiera di Porto Salvo, Vibo Marina e Trainiti, che andava ben oltre il cementificio e di cui spesso non eravamo nemmeno consapevoli”. Lo ha dichiarato l’onorevole Vito Pitaro intervenendo alla prima edizione del Festival Terre Vibonesi, promosso dal Gal Terre Vibonesi nel suo decennale a Villa Klopè.
Dall’alluvione del 2006 alla mancanza di visione
“L’alluvione del 2006 ha messo a nudo la fragilità di quel sistema”, ha ricordato Pitaro. “Molti imprenditori si sono rimboccati le maniche, altri purtroppo hanno dovuto chiudere. Anche nella fase della ripresa sono stati commessi errori, perché mancava una visione comune. Chi operava nel turismo, chi nell’agricoltura e chi nell’artigianato andava ciascuno per la propria strada, e solo chi poteva contare sulle associazioni di categoria riusciva a fare filiera. Tutti gli altri erano lasciati soli”.
Il ruolo del Gal
In questo quadro, secondo Pitaro, il Gal ha svolto una funzione decisiva. “Il Gal ha dato consapevolezza della nostra identità territoriale ed è soprattutto lo strumento che ha messo insieme categorie che da sole rappresentavano un tessuto produttivo debolissimo. Oggi la nostra provincia può presentarsi come un unico pugno, capace di rappresentare l’artigianato, l’agricoltura e l’enogastronomia”.
Il consigliere ha poi richiamato le buone pratiche dei Gal a livello nazionale e il loro possibile ruolo futuro. “I Gal possono passare dall’essere soggetti sussidiari a essere riconosciuti dalle Regioni come delegatari di compiti veri e propri, che in parte già svolgono e che si sono conquistati con la competenza. Il rapporto tra i Gal e la Regione Calabria va intensificato, perché hanno la legittimazione per rappresentare il mondo produttivo vibonese e calabrese. Questa sinergia esiste già ed è concreta”.
L’esempio di Terra Madre
Un esempio, per Pitaro, è stato l’appuntamento di Terra Madre ospitato a giugno nel Vibonese. “Mi sono battuto perché si svolgesse nella nostra provincia. È stata un’occasione in cui la Regione e i Gal hanno lavorato insieme e in cui i Gal hanno dimostrato la qualità dei prodotti, degli imprenditori e dell’artigianato, in particolare vibonese. Portare qui una manifestazione di questo livello è stato un atto di credibilità e anche di coraggio, perché non potevamo permetterci un fallimento. Ed è stato possibile grazie alla credibilità costruita dal Gal in questi anni”.
La qualità come bandiera
Infine un riconoscimento al Festival e alla direzione indicata per il futuro. “Qui c’è un livello di competenza straordinario, da cui tutti possono imparare. La qualità deve essere la nostra bandiera. Le opportunità messe in campo dall’assessorato regionale all’Agricoltura puntano proprio ad accrescere la qualità delle nostre produzioni, e il marchio di qualità territoriale promosso dal Gal va nella stessa direzione. È questo il lavoro che vogliamo continuare a fare per far crescere sempre di più il nostro territorio”.



