Tra i banchi dell’istituto “Scalfaro” di Catanzaro si è parlato di ‘ndrangheta, tutela delle donne che rompono con le cosche, maxiprocessi e testimoni di giustizia. Qui si è svolta la seconda tappa di T.A.M. – Talk About Mafia, il progetto promosso dalla Commissione Criminalità Organizzata dell’Associazione Nazionale Magistrati. L’idea di fondo è portare la discussione sui fenomeni mafiosi fuori dalle aule di tribunale, mettendo attorno allo stesso tavolo istituzioni, magistrati e cittadini. Il primo appuntamento si era tenuto a giugno a Reggio Calabria.
Donne e figli, il nodo della prevenzione
Il primo tema affrontato è quello delle donne che decidono di lasciarsi alle spalle i legami con le famiglie mafiose. Per offrire loro maggiori garanzie, dal 9 agosto è in vigore la norma “Liberi di scegliere”. A illustrarla è stata Marisa Manzini, sostituto procuratore generale di Catanzaro, che ha spiegato come il provvedimento riguardi anche i figli e miri a proteggerli non solo nell’immediato ma anche nel tempo. Il programma, ha chiarito, considera le esigenze economiche, abitative e di studio. Per Manzini si tratta di un passo avanti importante sul piano preventivo: la mafia, ha osservato, non si sconfigge con la sola repressione, e intervenire sulle nuove generazioni può produrre un cambiamento reale.
Maxiprocessi, la ricerca di un equilibrio
Spazio poi al ruolo dei maxiprocessi e alle difficoltà di gestire procedimenti tanto complessi. Il procuratore della Repubblica di Potenza, Camillo Falvo, ha ricordato che l’esperienza degli ultimi quindici-venti anni ha dimostrato la necessità di questo strumento, in particolare per colpire le organizzazioni criminali radicate nel Vibonese, nel Crotonese e in altre aree del distretto di Catanzaro. Il punto, ha aggiunto, è trovare un equilibrio tra la risposta dello Stato a realtà criminali che funzionano come veri e propri sistemi e il mantenimento delle garanzie lungo tutto l’iter processuale.
Testimoni di giustizia, il peso della riforma Cartabia
Sulla protezione di chi denuncia è intervenuta Annamaria Frustaci, sostituta procuratrice della Dda di Catanzaro. Secondo la magistrata, la presenza dello Stato accanto al testimone deve tradursi anche nella costituzione di parte civile pubblica nei processi più delicati, soprattutto in Calabria. Frustaci ha però indicato un ostacolo nella riforma Cartabia, che a suo giudizio ha irrigidito in modo pesante le possibilità di costituzione di parte civile. A suo avviso basterebbero alcuni correttivi normativi per ristabilire la presenza dello Stato nel processo.
Curcio: la ’ndrangheta si nutre anche del nostro disinteresse e della nostra indifferenza



