Il torrente Trainiti torna al centro di un allarme che riguarda la sicurezza di un’intera porzione del territorio costiero vibonese. A lanciarlo è Pino Alviano, già consigliere e presidente della Circoscrizione di Vibo Marina, che dopo un sopralluogo lungo il corso d’acqua e il versante che collega l’entroterra alla costa descrive una situazione che, a suo giudizio, presenta profili di estrema criticità. Nel mirino finiscono soprattutto le opere di regimentazione delle acque e di messa in sicurezza realizzate dalla Regione, che non avrebbero prodotto i risultati attesi.
Alviano racconta di avere percorso, nei giorni scorsi, diversi tratti del territorio, da Cancello Rosso a San Pietro, Longobardi, Vibo Marina, Bivona e Portosalvo, osservando le condizioni degli alvei e dei punti di confluenza. Una ricognizione che lo ha profondamente preoccupato, tanto da spingerlo a documentare con fotografie quanto gli è stato possibile verificare direttamente.
I lavori e i pali trascinati dalla corrente
La segnalazione più grave riguarda proprio il Trainiti. Alviano riferisce di avere individuato elementi che farebbero dubitare della tenuta degli interventi eseguiti lungo gli argini. In particolare, alcuni pali di legno utilizzati, secondo la sua ricostruzione, per il contenimento delle sponde sarebbero stati divelti e trascinati dalla corrente fino alla spiaggia di Trainiti. Altri materiali, insieme a piccoli massi, sarebbero rimasti incastrati sotto alcuni attraversamenti.
Un particolare che lo ha colpito è il collegamento con quanto osservato negli anni precedenti lungo la spiaggia, dove comparivano frequentemente pali di legno lunghi circa due metri, senza che fosse chiara la loro provenienza. Oggi, alla luce di quanto sostiene di avere visto, Alviano ritiene che quei materiali possano essere riconducibili proprio alle opere realizzate lungo il corso d’acqua.
Il sopralluogo, tuttavia, non è stato completato. Accompagnato dal cognato, è stato invitato a non proseguire verso i tratti più a valle, considerati particolarmente pericolosi. Le fotografie raccolte rappresentano dunque soltanto una parte delle condizioni riscontrate.
Il precedente del 3 luglio 2006
La preoccupazione dell’ex presidente di Circoscrizione nasce anche dalla conoscenza diretta di quel territorio. Alviano ricorda di avere trascorso l’infanzia a ridosso del Trainiti e di conoscere il comportamento del fiume durante le piene. “Quando è in piena, il Trainiti grida”, scrive, richiamando la forza delle acque e i rischi legati a un eventuale peggioramento delle condizioni meteorologiche.
Il riferimento più drammatico è alla devastante giornata del 3 luglio 2006, quando il territorio vibonese fu colpito da un evento alluvionale che lasciò profonde ferite. Per Alviano, il rischio è che un nuovo episodio di forte intensità possa avere conseguenze pesantissime sui centri abitati e sulle aree costiere. Nella sua denuncia vengono indicati in particolare San Pietro, Longobardi, Vibo Marina e Bivona, oltre a Portosalvo, territori che potrebbero risentire anche delle criticità del fosso Candrilli, da tempo segnalato per le condizioni dell’alveo e il pericolo di esondazione.
L’ex amministratore collega inoltre a questa situazione anche i danni registrati a Bivona, nella zona del Lido degli Aranci, ipotizzando una possibile relazione con le condizioni del sistema idraulico. Un collegamento che, naturalmente, dovrà essere verificato attraverso accertamenti tecnici.
La Pec al Prefetto e al Sindaco
Alviano afferma di non essere rimasto fermo davanti a quanto osservato. Ha trasmesso una Pec al prefetto di Vibo Valentia, mettendo per conoscenza il sindaco Enzo Romeo. Quest’ultimo, secondo quanto riferisce, avrebbe disposto un sopralluogo immediato, ma l’ex presidente della Circoscrizione sostiene di non avere ancora ricevuto aggiornamenti sugli esiti delle verifiche. Non è la prima volta che Alviano richiama l’attenzione sulle condizioni del Candrilli e del Trainiti. Ricorda anche un precedente servizio realizzato insieme alla nostra testata e a Lucia, attraverso il quale erano state documentate altre situazioni di rischio idraulico. Una battaglia portata avanti da anni, spesso senza trovare, a suo dire, l’attenzione necessaria da parte delle istituzioni.
La richiesta è adesso precisa: verificare immediatamente la tenuta delle opere realizzate, controllare gli attraversamenti, accertare le condizioni degli argini e intervenire sui tratti maggiormente esposti. La competenza regionale sugli interventi di sistemazione idraulica, sottolinea Alviano, impone che la questione venga affrontata senza ulteriori rinvii, con il coinvolgimento di tutti gli enti preposti alla sicurezza del territorio.
Il suo è un appello che va oltre la denuncia personale. “Sono stanco, impaurito e preoccupato. Non voglio che si debba intervenire soltanto dopo una tragedia”, è il senso del suo messaggio. Una segnalazione che merita risposte e, soprattutto, verifiche sul campo. Perché davanti a un possibile rischio idrogeologico non bastano le rassicurazioni: servono controlli, responsabilità e interventi concreti prima che la prossima piena metta alla prova la tenuta di un territorio già duramente colpito.






