C’è un’immagine che racconta meglio di qualsiasi analisi il futuro che si prospetta per Vibo Marina: lo smoking nel fango. È l’eleganza di un progetto turistico da 27 milioni di euro, il Marina Resort Porto Santa Venere, sostenuto anche da investimenti pubblici, che ha avuto semaforo verde solo qualche giorno fa e che è subito costretto a confrontarsi con un territorio che continua a battere la strada della vocazione industriale. Un investimento che guarda al turismo, alla nautica e all’accoglienza, ma che rischia di ritrovarsi senza le condizioni indispensabili per decollare.
Il Piano che stringe la città
La pubblicazione del Piano di emergenza esterna, approvato dalla Prefettura e reso noto dal Comune, restituisce una fotografia concreta: corsie riservate ai soccorsi, delimitazioni, regolamentazione del traffico, possibili interdizioni e una rete di undici strade interessate dalle misure di emergenza. Via Amerigo Vespucci dovrà garantire una corsia esclusiva per i mezzi di soccorso. Mezza Vibo Marina rischia così di ritrovarsi condizionata, stretta in un sistema di limitazioni che inevitabilmente inciderà sulla mobilità e sull’organizzazione urbana.
Sono provvedimenti imposti dalla normativa e necessari per la sicurezza. Ma la questione politica resta intatta: quale futuro si sta costruendo per la frazione?
Il turismo contro il muro industriale
L’Autorità portuale apre la strada a un progetto turistico importante, ma il territorio circostante non sembra muoversi nella stessa direzione. La strada del turismo si infrange inevitabilmente contro un muro industriale che la politica non ha mai avuto la forza di abbattere o superare. La delocalizzazione degli impianti, annunciata, discussa, sostenuta da proteste, petizioni e prese di posizione del Consiglio comunale, sembra ormai finita nel dimenticatoio. Nessun percorso concreto, nessuna prospettiva definita, nessuna scadenza. Intanto la permanenza industriale si consolida e le esigenze dello stabilimento continuano a condizionare il territorio.
Il Marina Resort, senza una strategia territoriale coerente, rischia di diventare una cattedrale nel deserto. Un investimento importante, ma privo di quel sistema urbano, commerciale e turistico che dovrebbe sostenerlo. Non basta costruire un porto turistico per fare turismo.
La politica senza visione
Il problema di Vibo Marina è soprattutto politico. Non si intravede una strategia, non c’è una prospettiva riconoscibile, manca la concretezza di un progetto capace di mettere insieme porto, viabilità, commercio, turismo, riqualificazione urbana e bonifiche.
A Palazzo Luigi Razza, sede del Municipio, il dibattito politico sembra consumarsi prevalentemente sulle poltrone: assessorati da assegnare, equilibri da modificare, maggioranze da ricomporre, incarichi da distribuire. Si discute di chi debba occupare una casella in più o in meno in giunta, mentre le questioni che riguardano lo sviluppo della città e delle sue frazioni rimangono al palo. La distanza tra il palazzo e Vibo Marina diventa così sempre più evidente. Gli impegni assunti davanti al Consiglio comunale non si traducono in decisioni, le aspettative dei cittadini che hanno gioito per il via libera del grande progetto turistico, restano senza risposte e le occasioni di sviluppo rischiano di consumarsi nell’inerzia.
Lo smoking nel fango
Lo smoking nel fango è, in fondo, l’immagine di questa contraddizione. Si immagina una destinazione turistica elegante, attrattiva, capace di accogliere visitatori e investimenti. Ma intorno persistono strade condizionate, spazi limitati, una visione industriale dominante e l’assenza di una politica capace di accompagnare la trasformazione. Vibo Marina rischia di diventare una frazione strozzata, priva di una prospettiva riconoscibile, mentre le occasioni di sviluppo vengono annunciate senza costruire le condizioni per realizzarle.
Il Piano di emergenza non è il problema. Il problema è una politica che non sa indicare dove vuole portare Vibo Marina. La sicurezza viene pianificata, l’industria continua a operare, il turismo viene annunciato. Sarebbe come dire: lo smoking è pronto. Il fango, purtroppo, resta.



