Il 23 ottobre Vibo Valentia ospiterà Giuseppe Conte e Chiara Colosimo, presidente della Commissione parlamentare antimafia, nell’ambito del Festival del Sud. Un appuntamento importante, perché il confronto pubblico, la cultura e il dibattito sui temi della legalità rappresentano un valore per il territorio. Ma proprio in vista di quell’incontro, Sergio Gaglianese, presidente de “La Tazzina della Legalità”, pone una domanda che chiama direttamente in causa le istituzioni: “Dov’erano le istituzioni quando a Vibo si svolgeva la Staffetta della Legalità?”
La domanda nasce da un dato che Gaglianese considera difficile da ignorare. In quella giornata non c’erano grandi palchi, ospiti di rilievo nazionale o platee costruite per un evento pubblico. C’erano, invece, le vittime di mafia, gli imprenditori che hanno scelto di denunciare, persone che hanno pagato sulla propria pelle la decisione di stare dalla parte dello Stato. E c’erano anche imprenditori che oggi, sottolinea Gaglianese, si sentono abbandonati proprio dalle istituzioni alle quali hanno chiesto protezione, sostegno e risposte.
La legalità quando non ci sono passerelle
È questo il punto sul quale il presidente de La Tazzina della Legalità concentra la sua riflessione. La legalità, sostiene, non può ridursi a un tema da convegno, a una parola da pronunciare davanti alle telecamere o al titolo di un incontro istituzionale. La prova vera arriva quando esserci è più difficile. Quando non ci sono applausi. Quando accanto alle istituzioni ci sono persone che hanno denunciato la criminalità e che, dopo avere compiuto quella scelta, rischiano di vivere una nuova solitudine.
Da qui una seconda domanda, ancora più diretta: è più facile parlare di legalità davanti a una platea pronta ad applaudire oppure sedersi accanto a chi la mafia l’ha denunciata davvero e oggi rischia di sentirsi solo? Per Gaglianese non è una polemica personale. È una questione di coerenza istituzionale.
A chi ha denunciato servono risposte
“La Tazzina della Legalità”, afferma il suo presidente, non ha bisogno di passerelle. Ha bisogno di presenza, ascolto e risposte. Perché davanti alle vittime e agli imprenditori che hanno avuto il coraggio di denunciare, la claque non serve ma serve lo Stato. Ed è proprio questa la richiesta che Gaglianese rilancia in vista dell’appuntamento del 23 ottobre: non mettere in discussione il valore dei libri, degli incontri e del confronto pubblico, ma ricordare che la legalità non può vivere soltanto dentro una sala o su un palco. Deve essere visibile anche fuori.
Soprattutto accanto a chi ha denunciato, a chi ha scelto di non piegarsi e a chi oggi chiede alle istituzioni di non essere lasciato solo. “Noi continueremo a chiedere che lo Stato ci sia”, conclude Gaglianese. Una richiesta semplice, ma tutt’altro che scontata.



