Ambulanze in sequenza, ma senza medico a bordo: la tragedia di Vibo Marina riapre la ferita dell’emergenza sanitaria

Dopo la morte del giovane nello scontro tra due imbarcazioni, a fare rumore sono anche i soccorsi: ambulanze arrivate una dopo l’altra senza medico e l’elisoccorso non utilizzabile nelle ore notturne

La notizia della tragedia ha scosso il Ferragosto. Un giovane originario di Mirto Crosia (Cosenza) morto, due persone ferite: una ragazza ricoverata all’ospedale Jazzolino in codice rosso mentre una terza avrebbe riportato solo lievi contusioni. Uno scontro violentissimo all’imboccatura del porto di Vibo Marina. Ma quando la prima emergenza si è trasformata in una corsa contro il tempo, è emerso un altro elemento che merita di essere raccontato e soprattutto verificato: due o forse tre ambulanze arrivate una dopo l’altra, non immediatamente e senza medico a bordo.

È questo il particolare che, più di altri, ha fatto rumore tra quanti ieri sera si trovavano nell’area portuale. Non perché la presenza di un medico avrebbe necessariamente cambiato l’esito della tragedia – su questo saranno gli accertamenti sanitari a dire l’ultima parola – ma perché davanti a un incidente di tale violenza la capacità del sistema di emergenza di garantire una risposta completa e tempestiva diventa inevitabilmente una questione centrale.

Due o tre ambulanze, nessun medico a bordo

I mezzi di soccorso sono arrivati in successione, mentre sul porto cresceva l’agitazione. Un dato che, alla vigilia di Ferragosto e con il territorio vibonese affollato di turisti e diportisti, pone interrogativi sulla disponibilità effettiva di equipaggi medicalizzati. In una situazione del genere ogni minuto conta. Sarà quindi importante capire quale fosse il dispositivo di emergenza attivo in quel momento, quali mezzi fossero disponibili sul territorio e quanto tempo sia stato necessario per garantire l’intervento di un medico.

Per fortuna il dottor Antonio Morabito, dell’Asp di Vibo Valentia, che si trovava al Pontile Carmelo, è arrivato praticamente subito sul luogo dell’incidente insieme ai titolari del pontile. Una presenza preziosa in quei momenti concitati, ma che non può diventare l’alternativa casuale a una rete di emergenza adeguatamente organizzata.

E poi c’è l’elisoccorso

C’è poi l’altro interrogativo: l’elisoccorso. L’incidente è avvenuto poco dopo le 19 e, secondo quanto riferito, l’elicottero non avrebbe potuto essere utilizzato perché nelle ore notturne non è operativo. Anche su questo punto servono però chiarezza e dati ufficiali: bisogna capire quali siano gli orari e le condizioni operative del servizio e quali alternative siano previste quando un’emergenza gravissima si verifica dopo il tramonto. La domanda, inevitabilmente, è una sola: in presenza della necessità di un trasferimento immediato verso una struttura adeguatamente attrezzata, quale sarebbe stata la risposta disponibile?

Le indagini sullo scontro coordinate dalla Procura

Intanto, sul fronte della collisione, sono state avviate le indagini della Capitaneria di Porto di Vibo Marina, che sta procedendo agli accertamenti sulla dinamica dell’incidente. L’attività investigativa viene coordinata dalla Procura della Repubblica di Vibo Valentia, chiamata a ricostruire ogni elemento utile a stabilire eventuali responsabilità. Bisognerà accertare rotte, velocità, precedenze, condizioni di visibilità (anche se tutti assicurano che erano buone) manovre effettuate e rispetto delle regole della navigazione. Particolare attenzione dovrà essere riservata anche alle due imbarcazioni, secondo le prime indiscrezioni prese a noleggio, verificando chi ne avesse la disponibilità, chi fosse alla guida e se fossero rispettate tutte le condizioni previste per la navigazione.

Il porto pieno e l’emergenza che non può aspettare

Vibo Marina, alla vigilia di Ferragosto, è un punto ad altissima frequentazione. L’imboccatura del porto è interessata dal passaggio di imbarcazioni da diporto e unità di diversa dimensione. Un incidente grave, dunque, non è un’eventualità astratta. La morte del giovane non può essere collegata automaticamente alle modalità dei soccorsi: sarebbe una conclusione che soltanto gli accertamenti sanitari e giudiziari potrebbero eventualmente sostenere. Ma gli interrogativi sulla risposta dell’emergenza restano, e meritano risposte precise. Perché mentre la Capitaneria ricostruirà cosa è accaduto in mare e la Procura coordinerà le indagini, qualcun altro dovrà spiegare cosa è accaduto sulla terraferma: con quali mezzi, con quali uomini e in quali tempi è stata affrontata un’emergenza che, ieri sera, aveva assunto dimensioni drammatiche.

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