Caso araucaria a Pizzo, scontro sul taglio. Italia Nostra: “Non è morta, può rinascere”

Dopo il sopralluogo di Carabinieri Forestali e Soprintendenza sulla pianta secolare danneggiata il 30 marzo, l'associazione ambientalista replica alla richiesta di abbattimento avanzata da un legale: "Un precedente a Vibo dimostra che la specie può rigenerarsi"

Il futuro dell’araucaria secolare che da 140 anni svetta sul centro storico di Pizzo, gravemente danneggiata da privati lo scorso 30 marzo, accende il dibattito pubblico e registra la dura presa di posizione della sezione di Vibo Valentia di Italia Nostra. L’associazione ambientalista interviene a seguito degli ultimi sviluppi sul caso, sollevati dopo il sopralluogo effettuato nei giorni scorsi dai Carabinieri del Corpo Forestale dello Stato, dalla Soprintendenza, dai tecnici comunali e da un docente universitario incaricato dall’organo ministeriale per accertare le reali condizioni della pianta.

Le contestazioni alle dichiarazioni del legale

Al centro della contestazione di Italia Nostra vi sono le posizioni espresse tramite la stampa locale dall’avvocato Marco Talarico, il quale si sarebbe espresso per la “necessità di decretarne il taglio” a causa del peggioramento delle condizioni e dell’aumento del pericolo, lamentando inoltre la mancanza di soluzioni pratiche da parte del Comune per spostare o curare l’albero.

“Se tutto ciò è vero, se cioè le parole o il pensiero dell’avv. Talarico sono state proprio queste vi è da esclamare: “Incredibile!” ovvero, con una frase di gran voga: ‘E’ il mondo al contrario!'”, attacca duramente l’associazione guidata dal presidente Alessandro Caruso Frezza. Secondo il movimento ambientalista, l’albero gode di tutele nazionali e internazionali come bene paesaggistico, ambientale, espressione di bellezza panoramica e di biodiversità, possedendo tutti i requisiti per il riconoscimento di albero monumentale. “Anziché sperare che la condotta non giunga a più gravi conseguenze sanzionatorie, se ne invoca esattamente il contrario: nel caso concreto, che l’albero muoia, così si passa dal danneggiamento alla distruzione totale, una evidente progressione in peius. La causa diventa l’effetto e viceversa”.

Italia Nostra si interroga apertamente sulle ragioni di tale determinazione, ipotizzando una “scarsa fiducia nella Procura della Repubblica”, una “totale mancanza di percezione del disvalore giuridico, sociale e morale della condotta del 30 marzo” o un “senso di onnipotenza o di intangibilità personale”. Nel frattempo, sul fronte amministrativo, l’associazione resta in attesa di aggiornamenti da parte del sindaco di Pizzo, Sergio Pititto, e del legale dell’ente, l’avvocato Massimiliano De Benetti, in merito ai dettagli del ricorso al Tar notificato al Comune.

Il precedente di Vibo come speranza di rinascita

Contro l’ipotesi dell’abbattimento, Italia Nostra oppone un precedente storico avvenuto circa venti anni fa nella Villa Comunale di Vibo Valentia, dove una delle due araucarie secolari poste di fronte alla vasca dei pesci rossi fu colpita e gravemente lesionata da un fulmine. In quel caso, la pianta fu capitolata e ridotta in altezza di almeno venti metri.

“Quella pianta non è morta, è ancora viva e verdeggiante e dal tronco, proprio all’altezza del taglio subito, cioè a circa 8 metri da terra, ha generato nuovi getti e nuove cime dell’altezza attuale di più di 3 metri”, spiega l’associazione. Un esempio che, secondo gli ambientalisti, dimostra come anche l’araucaria di Pizzo non sia affatto spacciata, ma stia probabilmente raccogliendo le forze per rigenerarsi. Sebbene per recuperare i venti metri perduti saranno necessari molti decenni, Italia Nostra conclude auspicando che la pianta possa tornare all’altezza originaria, superando le previsioni di abbattimento.

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