Caso Cascasi, la Tazzina della Legalità chiama le imprese e le istituzioni: ora un incontro pubblico sul diritto di impresa negato

Dopo la risposta del presidente di Confindustria Vibo Valentia, Rocco Colacchio, l’associazione propone un tavolo con istituzioni, organizzazioni datoriali e sindacati per affrontare ritardi, burocrazia e ostacoli agli investimenti

La risposta di Confindustria Vibo Valentia alla vicenda dell’imprenditore Francesco Cascasi rappresenta un primo segnale positivo, ma adesso occorre passare dalle parole ai fatti. È questo il messaggio lanciato da La Tazzina della Legalità, che ringrazia il presidente Rocco Colacchio per aver raccolto le sollecitazioni dell’associazione e per aver manifestato, dopo il confronto diretto con l’imprenditore vibonese, la disponibilità ad approfondire le criticità e a lavorare insieme al proprio associato.

Un’apertura apprezzata, che tuttavia non può esaurirsi in uno scambio di corrispondenza. “Abbiamo sollevato questa vicenda non per alimentare polemiche, bensì per provare a cambiare le cose”, sottolinea l’associazione, convinta che sia arrivato il momento di compiere un passo ulteriore.

La vicenda Cascasi come banco di prova per la Calabria

Per La Tazzina della Legalità, il caso dell’imprenditore deve diventare “la matrice della Ridestanza di Vibo Valentia e, più in generale, della Calabria”. Una vicenda che supera la dimensione personale e chiama in causa le condizioni nelle quali operano quanti scelgono di investire, creare occupazione e produrre sviluppo sul territorio. “Un imprenditore che denuncia, che resiste e che continua a voler investire in Calabria deve essere messo nelle condizioni di poterlo fare, oppure deve essere costretto a combattere anche contro ritardi, burocrazia e inefficienze del sistema?”. È la domanda che l’associazione pone alle istituzioni e al mondo produttivo, ricordando che la questione riguarda tutti gli imprenditori che continuano a credere nella Calabria, anziché trasferire altrove idee e capitali.

Il mare come risorsa, ma servono condizioni per investire

Il ragionamento si intreccia con il tema dello sviluppo economico e delle potenzialità del territorio. Il presidente della Camera di Commercio di Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia, Pietro Falbo, ha recentemente indicato il mare come un asset strategico per la Calabria, richiamando la necessità di mettere in connessione porti, turismo, territori, commercio, pesca, logistica e attività produttive. “Condividiamo questa impostazione”, afferma La Tazzina della Legalità con il suo presidente Sergio Gaglianese. Ma proprio le prospettive di sviluppo impongono di fare i conti con le contraddizioni ancora irrisolte.

A Vibo Marina, infatti, Francesco Cascasi tenta da anni di portare avanti un importante progetto di resort nautico-turistico, confrontandosi con tempi e procedure che, secondo l’associazione, sembrano non avere fine. Nello stesso territorio permane da decenni la presenza della Meridionale Petroli nell’area portuale, in uno spazio che dovrebbe rappresentare un punto strategico per lo sviluppo turistico e portuale della Costa degli Dei. Da qui un interrogativo che investe le prospettive dell’intero comprensorio: “Possiamo continuare a parlare di turismo, portualità, blue economy, attrattività degli investimenti e destagionalizzazione se poi non riusciamo a creare le condizioni perché queste trasformazioni avvengano realmente?”.

Un tavolo pubblico, non l’ennesimo convegno

La proposta avanzata dall’associazione è precisa: organizzare un incontro pubblico sul diritto di impresa negato, mettendo allo stesso tavolo Confindustria, Camera di Commercio, Confcommercio, organizzazioni datoriali, sindacati, istituzioni, professionisti, associazioni e tutti i soggetti che hanno competenze e responsabilità sul futuro economico del territorio. L’obiettivo, chiarisce La Tazzina della Legalità, non è aggiungere un altro appuntamento al calendario delle iniziative pubbliche. “Non per organizzare l’ennesimo convegno. Non per fare l’ennesima passerella e tantomeno per aggiungere una fotografia alle tante fotografie della Calabria che discute del proprio futuro”.

Il confronto dovrà invece servire a individuare “problemi, responsabilità, tempi e soluzioni”. Un passaggio che l’associazione considera indispensabile per trasformare le denunce in impegni verificabili e le discussioni in azioni concrete.

La quinta C è quella della concretezza

Il richiamo si collega al percorso delle 5C: Commissioni, Comitati, Consulte, Commemorazioni e, soprattutto, Concretezza. È proprio quest’ultima, secondo La Tazzina della Legalità, a dover assumere un ruolo centrale. “Concretezza significa mettere in campo azioni capaci di produrre risultati. La vicenda Cascasi può essere l’occasione per farlo”. Il tema riguarda anche il futuro delle nuove generazioni e di quanti hanno lasciato la regione. Chiedere ai giovani di restare e a chi è partito di tornare non basta, se prima non vengono create condizioni favorevoli al lavoro, agli investimenti e all’iniziativa imprenditoriale.

“Se chiediamo ai giovani di restare, se chiediamo a chi è andato via di ritornare, se parliamo di restanza e ritornanza, dobbiamo prima creare le condizioni perché restare o tornare abbia un senso”. Da qui il concetto che dà forza all’intero appello: “Prima della Restanza viene la Ridestanza”. Una comunità, spiega l’associazione, deve prima svegliarsi, prendere coscienza delle proprie contraddizioni e decidere di non considerarle più una normalità inevitabile.

La Ridestanza deve diventare un metodo

La conclusione è un invito rivolto a tutte le componenti del territorio, chiamate a condividere responsabilità e soluzioni. “Vogliamo davvero che la Calabria diventi terra di investimenti, oppure continueremo a chiedere agli imprenditori coraggio mentre il sistema continua a chiedere loro pazienza?”, domanda La Tazzina della Legalità. L’associazione indica quindi la strada che intende seguire: “Dalla denuncia alla proposta, dalla proposta alla responsabilità alla responsabilità alla concretezza”. Adesso, l’invito è a sedersi allo stesso tavolo e affrontare pubblicamente la questione. “La Ridestanza non può essere uno slogan. Deve diventare un metodo. E la vicenda di Francesco Cascasi può essere il primo, concreto, banco di prova”.

Vibo Valentia, secondo l’associazione, può continuare a essere spettatrice delle proprie contraddizioni oppure diventare il luogo dal quale avviare una nuova stagione per il diritto di impresa in Calabria. “Noi scegliamo la seconda strada. E siamo pronti a discuterne, tutti insieme, pubblicamente”.

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