Consiglio di Stato, fumata bianca per Noi Moderati: respinti i ricorsi, nessuna rivoluzione a Palazzo Campanella

La Quinta Sezione di Palazzo Spada conferma i seggi di Pitaro e Rosa blindando la maggioranza Occhiuto. I giudici escludono i voti "tronchi" dal calcolo dello sbarramento
consiglio regionale

La geografia dell’aula di Palazzo Campanella, sede del Consiglio regionale, non subirà alcuna modifica, azzerando sul nascere lo scenario di un effetto domino o di una riscrittura dei pesi politici scaturiti dalle urne regionali del 2025. La Quinta Sezione del Consiglio di Stato ha infatti rigettato gli appelli che erano stati presentati contro l’assegnazione dei seggi nell’assemblea legislativa calabrese. La decisione dei giudici di secondo grado blinda la presenza in aula dei consiglieri Vito Pitaro e Riccardo Rosa, entrambi eletti nelle file di Noi Moderati, lasciando immutata, sia nei numeri che nella sostanza politica, la maggioranza guidata da Roberto Occhiuto.

Restano di conseguenza esclusi dal Consiglio regionale gli aspiranti subentranti che avevano promosso il contenzioso legale: Giuseppina (Giusy) Iemma, Francesco De Nisi, Francesco Sarica e Michele Comito. Per loro, l’obiettivo di ottenere una rideterminazione complessiva e un ricalcolo dei resti con spostamenti a cascata dei seggi tra liste e circoscrizioni tramonta definitivamente.

I numeri

La controversia ruotava attorno a un quesito cruciale per il riparto dei seggi: l’esatta interpretazione del concetto di “voti validi” per il superamento dello sbarramento del 4%. I ricorrenti sostenevano che la base di calcolo dovesse includere anche le preferenze assegnate unicamente al candidato alla presidenza della Regione. Se fosse passata questa linea, Noi Moderati sarebbe scesa al 3,87% dei consensi, finendo esclusa dal Consiglio.

La tesi avallata dall’Ufficio centrale regionale di Catanzaro, dal Tar Calabria e adesso confermata dal Consiglio di Stato stabilisce invece che la percentuale vada calcolata esclusivamente sul totale dei voti espressi per le liste circoscrizionali. I dati numerici della contesa vedono: 792.723 voti complessivi attribuiti ai candidati alla Presidenza della Regione; 758.710 voti complessivi diretti alle liste circoscrizionali; 30.729 voti ottenuti specificamente dalla lista Noi Moderati. Rapportando i 30.729 voti di Noi Moderati ai soli suffragi di lista, il partito ottiene il 4,05%, superando la soglia richiesta. Nella sostanza, sono bastati 253 voti di scarto a fare la differenza e a garantire la permanenza della lista nel massimo consesso calabrese.

La linea

Per motivare il rigetto degli appelli, Palazzo Spada ha tracciato una netta linea di demarcazione tra le preferenze utili a eleggere il Governatore e quelle destinate alla composizione del Consiglio. I suffragi espressi soltanto a favore del candidato presidente definiti dai giudici come voti “tronchi”: non recando alcuna preferenza di lista, essi risultano del tutto inidonei a determinare la reale rappresentatività consiliare. Secondo il Collegio, chi vota solo il presidente mostra una “persistente e sostanziale indifferenza nei confronti della formazione genetica effettiva del Consiglio regionale” e non esprime indicazioni su “liste e candidati cui saranno poi effettivamente assegnati tali residui seggi”. La loro estromissione dal calcolo giudicata quindi corretta.

I precedenti giurisprudenziali

Nel corso del dibattimento, i ricorrenti avevano richiamato alcuni precedenti giurisprudenziali relativi a Umbria e Puglia, dove dinamiche simili avevano avuto esiti differenti. Il Consiglio di Stato ha però chiarito che tali fattispecie non sono applicabili alla Calabria per via delle sostanziali divergenze tra i rispettivi ordinamenti elettorali. In Umbria, ad esempio, esiste un meccanismo di collegamento per il quale il voto al solo presidente si estende alle liste coalizzate. In Calabria, al contrario, il principio di estensione è unidirezionale: il voto di lista si riflette sul presidente collegato, ma il voto espresso unicamente per il candidato governatore non si trasferisce in alcun modo alle liste sottostanti.

Il lungo iter giudiziario post-elettorale si chiude con la decisione di compensare integralmente le spese tra tutte le parti costituite. Nonostante l’esito univoco del rigetto, Palazzo Spada ha infatti sottolineato “l’evidente complessità e novità della questione sottoposta al collegio”, riconoscendo che la materia meritava un attento esame nel merito e non una bocciatura superficiale. Il verdetto mette comunque la parola “fine” alla partita, confermando in toto l’operato del Tar e blindando l’aula di Palazzo Campanella.

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