Il turismo sulla Costa degli Dei cresce, Tropea consolida la sua fama internazionale e gli operatori guardano già alla prossima stagione. Ma dietro i risultati c’è una questione che non può essere ignorata: come trasformare il successo di una singola destinazione in una crescita capace di coinvolgere tutto il litorale? È il tema emerso nel confronto di Spazio pubblico, con gli interventi dei sindaci di Tropea, Giovanni Macrì, e di Pizzo, Sergio Pititto; con loro anche l’assessore di Briatico Antonello Gagliardi e l’imprenditrice turistica e tour operator internazionale Deborah Valente.
La direzione indicata è quella della collaborazione tra Comuni, operatori e imprese, superando i campanilismi e costruendo un’offerta capace di allungare la stagione, aumentare i posti letto e valorizzare le diverse identità del territorio. Una prospettiva che appare sempre più necessaria, mentre alcune strutture prolungano l’attività fino a novembre e altre lavorano anche nei mesi invernali. Il problema, dunque, non è soltanto allungare il calendario, ma creare le condizioni perché la costa sia attrattiva per più mesi all’anno.
Tropea è la locomotiva, ma non bastano i posti letto
Il sindaco Giovanni Macrì rivendica il lavoro che ha contribuito a costruire la reputazione internazionale di Tropea: “Nessuno ci ha regalato nulla”. Ma proprio il successo della città mette in evidenza un limite strutturale. Con una superficie di appena 3,5 chilometri quadrati, Tropea non dispone di posti letto sufficienti per accogliere tutta la domanda turistica che riesce ad attrarre. Una parte dei visitatori trova sistemazione nei centri vicini, da Capo Vaticano a Parghelia e Zambrone. È una difficoltà che può trasformarsi in un’opportunità per l’intera Costa degli Dei. Macrì, pertanto, invita a creare nuovi posti letto e a rafforzare l’offerta delle località circostanti. Deborah Valente conferma quanto sia diventato più facile proporre Tropea ai mercati internazionali, grazie alla vitalità della città e alla capacità di suscitare interesse nei visitatori stranieri. Ma il lavoro dei tour operator non si ferma alla Perla del Tirreno: Pizzo, Zambrone e altri angoli meno conosciuti della Calabria possono entrare negli itinerari, purché siano pronti a offrire servizi e accoglienza adeguati.
Pizzo e Briatico puntano sulla rete e sulle infrastrutture
Per Sergio Pititto, sindaco di Pizzo, è arrivato il momento di superare le divisioni e ragionare come un unico sistema turistico. Da qui il rilancio dell’idea di un consorzio della Costa degli Dei, capace di mettere insieme amministrazioni, imprese e operatori, facilitare l’accesso ai finanziamenti nazionali ed europei e sostenere progetti di interesse comune. La strategia, secondo Pititto, deve comprendere anche la formazione professionale, il ruolo dell’istituto alberghiero e il miglioramento della qualità dell’accoglienza. Pizzo, intanto, punta a valorizzare il proprio patrimonio culturale e a rafforzare la capacità ricettiva, cercando di trattenere più a lungo i visitatori.
Da Briatico arriva invece la proposta di Antonello Gagliardi, che richiama la necessità di recuperare la centralità turistica del paese attraverso infrastrutture, riqualificazione del lungomare e nuovi servizi. In questo quadro torna l’idea di un porto turistico, da inserire in una strategia di sviluppo della nautica e dell’accoglienza. Un progetto che apre inevitabilmente una riflessione anche sul futuro del porto di Vibo Marina e sulle scelte che dovranno essere compiute per valorizzarne le potenzialità.
Vibo Marina, la grande assente: tutto da ripensare
Nel confronto sulla crescita della Costa degli Dei, Vibo Marina è resta ai margini. Eppure il suo porto, la posizione geografica e il rapporto diretto con il mare potrebbero assegnarle un ruolo importante nella strategia turistica del litorale. La stessa Deborah Valente ha riconosciuto che la località meriterebbe maggiore attenzione da parte degli operatori e della politica in generale. Macrì ha richiamato le potenzialità dell’infrastruttura portuale, mentre Pititto ha sottolineato l’esigenza di invertire la tendenza che porta molti turisti a fermarsi a Pizzo e a proseguire verso le altre destinazioni senza scoprire Vibo Marina.
Ma per farlo, qui, è necessario ripensare tutto. Fino a oggi non si è affermata una visione complessiva, né si è concretizzata quella svolta che pure qualche proclama aveva lasciato intravedere. Il territorio è ancora segnato da un degrado evidente: canneti, fabbricati che aspettano da decenni di essere ultimati, capannoni dismessi e aree abbandonate. A dominare il paesaggio sono soprattutto i depositi di carburante, con il passaggio delle autocisterne e gli odori dei combustibili. Le attività industriali continuano a occupare una posizione centrale, mentre il turismo e la nautica da diporto faticano a trovare spazio e prospettive. Senza dimenticare il Piano spiaggia che taglia le gambe a qualsiasi tipo di insediamento avendo vincolando l’80% del litorale.
I nodi che nessuno è riuscito a sciogliere
Le banchine, legate in larga parte alle esigenze delle attività esistenti, rappresentano uno dei nodi da affrontare se si vuole immaginare una diversa destinazione del porto. Non si tratta di ignorare il ruolo economico delle attività industriali, ma di capire se e come sia possibile costruire un equilibrio capace di aprire nuove opportunità al turismo, senza lasciare che una risorsa strategica resti estranea alla crescita della costa. C’è poi il litorale del Pennello, dove degrado e abusivismo continuano a rappresentare una ferita aperta, in attesa di risposte concrete. Anche questa parte di Vibo Marina dovrebbe entrare in un progetto complessivo di recupero e valorizzazione, perché non può esserci rilancio turistico senza affrontare le criticità che compromettono il territorio. In queste condizioni è che i progetti già avviati o annunciati e gli investimenti privati vengano definitivamente compromessi, oppure dirottati altrove. Non è un caso che Briatico discute di un porto turistico e gli altri centri cercano di ampliare la propria ricettività. In questo contesto Vibo Marina rischia di assistere da spettatrice a una trasformazione che potrebbe riguardarla direttamente. Il punto non è contrapporre un porto all’altro, ma evitare che l’assenza di una strategia locale finisca per favorire altre destinazioni. L’ennesima mazzata che rischia di avere pesanti ripercussioni anche sulla fragile economia locale: perdita di competitività in tutti i settori, occupazione e giovani che vanno altrove.
La Costa degli Dei avrebbe bisogno anche di Vibo Marina: del suo porto, di pontili, di strutture ricettive, di servizi per la nautica e di un progetto capace di valorizzare una cittadina che, vista dal mare, continua a sorprendere per la sua bellezza. È un patrimonio che non può essere lasciato ai margini proprio mentre si cerca di ampliare l’offerta turistica dell’intero comprensorio.
Una strategia comune non può escludere Vibo Marina
Il confronto di Spazio pubblico ha fatto emergere una consapevolezza condivisa: il successo di Tropea può diventare il motore di una crescita più ampia, ma servono collaborazione, infrastrutture, formazione, mobilità e nuovi posti letto. Il consorzio proposto da Pititto e rilanciato nel dibattito potrebbe offrire una sede per coordinare progetti e investimenti, a condizione che si traduca in iniziative concrete.
Resta però una domanda: come si può parlare di una strategia unitaria per la Costa degli Dei senza assegnare un ruolo preciso a Vibo Marina? Lasciare fuori una località dotata di un porto importante e di un patrimonio paesaggistico di grande valore sarebbe un’occasione persa per tutti. Tropea può continuare a fare da locomotiva, ma perché il treno del turismo raggiunga l’intero territorio occorre che ogni amministrazione faccia la propria parte. Per Vibo Marina, il tempo degli annunci dovrebbe lasciare spazio a scelte riconoscibili, progetti realizzabili e interventi capaci di cambiare il volto della frazione. Perché il turismo della Costa degli Dei ha bisogno di crescere insieme. E Vibo Marina, oggi più che mai, ha bisogno di essere parte di questa crescita.




