Ci sono solo poche decina di chilometri tra Vibo Valentia e Lamezia Terme. Ma oggi la distanza non è geografica: è culturale, istituzionale, politica. Sono i giorni di Trame a Lamezia. Un appuntamento che non è più solo festival, ma momento centrale di un lavoro culturale continuo, che attraversa tutto l’anno e che trova in questi giorni la sua massima visibilità pubblica.
Lamezia continua a rafforzare una presenza ormai riconoscibile nel panorama nazionale grazie alla Fondazione Trame. Un’esperienza che non vive solo dell’evento, ma di un progetto stabile, costruito su scuole, dibattito pubblico e formazione civile. Il segno distintivo di Trame è legato a Nuccio Iovene, figura che ha intrecciato impegno istituzionale e costruzione culturale. In passato anche parlamentare espressione del territorio vibonese, Iovene rappresenta oggi uno dei riferimenti di una esperienza che ha scelto di radicarsi a Lamezia, trasformandola in un punto di riferimento del confronto su legalità e impegno civile.
Il disastro culturale di Vibo
A Vibo Valentia, invece, la traiettoria è opposta. Per anni il Festival Leggere&Scrivere ha rappresentato una delle esperienze più significative del Mezzogiorno culturale. Attorno a quel progetto si è sviluppata una stagione che ha portato la città al riconoscimento di Capitale Italiana del Libro e alla centralità di Palazzo Gagliardi come luogo simbolico di produzione culturale. Oggi quel ciclo appare interrotto.
Non è una questione di nostalgia, ma di continuità mancata. Le esperienze non sono state consolidate, le strutture non sono diventate sistema, le intuizioni non si sono trasformate in politica culturale stabile.

Una distanza che si è allargata
Lamezia, in buna sostanza, ha scelto di investire sulla cultura come infrastruttura civile. Ha costruito un’identità riconoscibile e l’ha resa permanente. Vibo ha progressivamente disperso quel patrimonio che l’aveva resa centrale nel dibattito regionale. Il risultato è evidente: da una parte una città che consolida, dall’altra una città che arretra. Dentro questa differenza c’è una responsabilità politica che non può essere ignorata. Nel tempo, la capacità di trasformare progetti culturali in politiche strutturate si è indebolita. A Vibo oggi si preferisce una gestione frammentata, forse parcellizzata, fatta di iniziative occasionali e interventi non sempre inseriti in una visione complessiva.
La percezione diffusa è quella di una politica locale più concentrata sulla gestione del consenso e delle relazioni istituzionali che sulla costruzione di una strategia culturale di lungo periodo.
Due modelli opposti
La differenza tra Lamezia e Vibo non sta nella quantità di eventi, ma nella qualità della visione. Lamezia ha scelto la continuità. Vibo ha vissuto di cicli interrotti. Lamezia ha costruito istituzioni culturali riconoscibili. Vibo ha perso progressivamente i suoi riferimenti. Non è un confronto tra due festival ma un confronto tra idee di modi di vedere le cose. E oggi il risultato è sotto gli occhi di tutti: una cresce, l’altra sprofonda nel vuoto di una progettualità che non riesce più a ritrovarsi.



